Venerdì, 20 Luglio 2018
IL COMMENTO

Nessun prestigio, Riina fu il peggiore tra i peggiori

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Fu il peggiore dei peggiori. E soltanto le sue spoglie esanimi oggi hanno, come per legge e per morale, diritto al rispetto. Come il dolore dei suoi familiari. La morte di Salvatore Riina ha una peculiarità: sottopone tutti ad un difficile test di intelligenza e, duole dirlo, anche di buona fede. Infatti tra il Riina che fu e quello che è stato da molti idealizzato sono corse molte differenze.

Fu il più cattivo, motivato in ciò anche dall'ira inesauribile per l'essere stato considerato dai mafiosi palermitani un "viddanu" o, più precisamente, "peri 'ncritati", piedi infangati dalla vita campagnola. E fu inadeguato come capo poiché resse la "cupola" con dittatura omicidiaria anche interna a Cosa nostra e non per particolare e riconosciuta stima da talento strategico criminale. Ma lo fu, inadeguato, perché con la sua dittatura criminale iniziò l'auto-seppellimento della mafia. Lo testimoniò Buscetta al maxiprocesso dell' '86, quando affermò di non essere un pentito, ma che era stata la mafia ad avere tradito le proprie regole. Con Riina, cioè, era iniziato il tramonto dell' "onorata società".

L'esistenza della mafia come fenomeno diffuso, come ho già scritto su queste pagine, era determinata dal favore (leggi anche: disinteresse) ambientale. Con l'avvento di Riina e, ancor di più, con la rivoluzione delle coscienze insorta con la morte di Falcone e di Borsellino, avvenne il distacco tra mafia e società e, a parte alcune sacche ancora esistenti come quella di influenza di Matteo Messina Denaro, fu chiamata mafia ogni organizzazione criminale più o meno violenta.

Lo Stato ha ottenuto, certo, grandi risultati. Oggi è rappresentato a Palermo da Francesco Lo Voi, un procuratore capo che per sobrietà e idoneità professionale continua il percorso del vero magistrato vissuto da Falcone e Borsellino. Una rarità, dopo la morte dei due. E, salvo imprevedibili e imprevisti allentamenti di attenzione e nuove fascinazioni ambientali diffuse, parlare di sconfitta di quella mafia è argomento non più proibitivo.

Ma la morte di Riina comporta rischi. Infatti, già da molti commentatori emerge la tentazione di riaffermare l'attualità del potere del defunto e l'aspettativa di individuare il suo successore. Proprio come se, nel frattempo, non fosse accaduto nulla; proprio come se fossimo ancora negli anni '80. Sarebbe, invece, costruttivo definire collettivamente le differenze e i confini tra la mafia e la criminalità organizzata dando a ciascuna il suo nome, ma, per quanto possibile, le medesime pene maggiori ex articolo 416 bis. Così si potrà togliere ai delinquenti associati il vantaggio intimidatorio e di “prestigio” criminale di chiamarsi mafiosi e lasciare a Riina il titolo di peggiore tra i peggiori. Anche come mafioso.

 

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