Sabato, 18 Novembre 2017
IN FRANCIA

A Tolosa un'auto si scaglia contro degli studenti, tre persone ferite

TOLOSA. A due anni dai più sanguinosi attentati in Francia, quelli del 13 novembre 2015, torna la paura. Succede vicino a Tolosa, proprio dove il «killer in scooter» Mohamed Merah aprì nel 2012 la stagione delle stragi jihadiste. L’atto - una Renault Clio lanciata su un gruppo di studenti - è però opera di uno squilibrato. Restano ferite tre ragazze, una francese e due cinesi, una è più grave ma non in pericolo di vita.

Intanto, mentre dal suo giro di visite nel Golfo il presidente Emmanuel Macron annuncia l’imminente «vittoria» nella guerra contro l’Isis, il procuratore antiterrorismo François Molins è molto più prudente nel fare il bilancio delle indagini su quella tragica sera di due anni fa: «restano molte zone d’ombra», ammette.
Erano le 15:45 quando un uomo di 28 anni, Abdellah B., alla guida della sua utilitaria, ha puntato un gruppo di ragazzi cinesi che usciva da un campus, un istituto commerciale di Blagnac, vicino a Tolosa. Il panico dilaga, tre persone restano ferite a terra sulla route de Grenade. Sono tre studentesse, due cinesi di 22 e 23 anni e una francese che subisce soltanto uno shock e in serata viene dimessa. Le due hanno fatture e traumi cranici, una è grave ma non pericolo di vita.

Abdellah si lascia ammanettare e portare via senza opporre resistenza. Secondo una fonte citata da diversi media francesi, all’agente che lo ha arrestato ha detto di essere «in missione», di essere affetto da «schizofrenia» e di aver udito «voci che ordinavano di fare del male a qualcuno».  Più tardi, il procuratore di Tolosa - escludendo l’atto terroristico e parlando di 'pista psichiatricà - ha aggiunto che Abdellah ha parlato di un’azione «maturata da circa un mese». Il giovane è noto alla giustizia per una decina di condanne, soprattutto per traffico di stupefacenti, ma non è schedato a rischio radicalizzazione. Di recente era stato condannato alla libertà vigilata con obbligo di cure, un percorso che stava seguendo.

Due anni dopo gli attentati di Parigi e Saint-Denis, che in una sera provocarono la morte di 130 persone e ne lasciarono ferite 683 (di queste, 8 sono ancora ricoverate in ospedale), la giustizia è ancora al lavoro per ricostruire la complessa operazione dei 4 commando che operarono in Francia dopo aver pianificato tutto dalla Siria, dal Belgio e dalla Grecia.  Tredici sono stati i terroristi uccisi, altri 13 sono tuttora agli arresti, due i ricercati, uno solo il superstite di quella notte, Salah Abdeslam, detenuto in Francia, secondo le cifre fornite dal procuratore antiterrorismo Francois Molins. Il quale non ha nascosto la complessità «senza precedenti» del lavoro degli inquirenti, che concluderanno probabilmente l’opera nella primavera 2019.  Numerose, secondo lui, sono ancora le «zone d’ombra». A fatica, fra «gli oltre 220 tomi e oltre 28.000 verbali», Molins e i suoi stanno ricostruendo la rete, la logistica, l'organizzazione e gli strumenti attraverso i quali i jihadisti del 13 novembre organizzarono la loro tentacolare impresa terroristica.

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