Domenica, 19 Novembre 2017
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Musumeci ha scelto: l'ex pm Russo sarà segretario generale al posto della Monterosso

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PALERMO. È Massimo Russo l’uomo al quale Nello Musumeci ha progettato di affidare la burocrazia regionale. All’ex assessore alla Sanità nel governo Lombardo, oggi tornato nei ranghi della magistratura, è già arrivata la proposta di assumere l’incarico di nuovo segretario generale di Palazzo d’Orleans.

Eccola la mossa con cui Musumeci inizierà la sua rivoluzione ai vertici del palazzo. La poltrona di segretario generale è la massima carica nella burocrazia regionale. E da circa sette anni è affidata a Patrizia Monterosso, uno dei più esperti dirigenti ma anche dei più contestati soprattutto dopo la condanna della Corte dei Conti per i cosiddetti extrabudget agli enti di formazione che assegnò quando era a capo di quel dipartimento.

Non a caso nei giorni scorsi Musumeci ha anticipato l’intenzione di cambiare: «Credo che la stagione della Monterosso sia da considerarsi chiusa. È finito un ciclo». Dunque nel dossier Regione che il neo presidente sta studiando in questi primi giorni di ritiro a Militello Val di Catania in attesa dell’insediamento il capitolo burocrazia è fra i più corposi, evidenziato in rosso. E Musumeci ha già fatto la sua scelta: il compito di riorganizzare la macchina amministrativa della Regione verrà affidato a Massimo Russo. Che la macchina ha imparato a conoscerla fra il 2008 e il 2012. Russo, dopo l’esperienza nella giunta Lombardo, ha ripreso la toga e ora da qualche anno è magistrato di sorveglianza a Napoli.

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Musumeci lo avrebbe già contattato e il dialogo fra i due sarebbe già ai dettagli. Ovviamente Russo dovrà prima chiedere e ottenere di nuovo l’aspettativa da magistrato. Per questo motivo a Catania nessuno si sbilancia nel fare annunci o dare per chiusa la partita. Tuttavia nello scacchiere di Musumeci quella casella è già riempita.

Russo andrebbe a sedersi su un’altra poltrona che scotta, come già fu alla Sanità, e per questo il neo presidente ha pensato a lui: vuole lo stesso approccio mostrato anni fa nel resistere alle pressioni nate dai tagli alle spese. Russo diventerebbe così un dirigente esterno alla Regione.

Anche la Monterosso è un dirigente esterno, entrato negli anni dei primi governi Cuffaro quando Miccichè, come oggi, era ai vertici di Forza Italia. È nota la stima che Miccichè ha nei confronti della Monterosso e per questo ieri sono rimbalzate indiscrezioni secondo cui, in caso di elezione a presidente dell’Ars, il leader di Forza Italia potrebbe chiamare proprio lei per affiancarlo nella gestione della burocrazia parlamentare.

Scenari che devono ancora maturare del tutto ma che stanno prendendo forma in queste ore fra Catania e Palermo. L’assetto della burocrazia va prendendo forma contemporaneamente alla giunta e al nuovo organigramma dell’Ars. Se Miccichè verrà eletto presidente dell’Ars, e un accordo in questo senso sta maturando anche col Pd a cui verrà offerta una delle due vicepresidenza, si metteranno naturalmente a posto altre pedine.

L’altra vicepresidenza dovrebbe andare a uno dei partiti centristi: ha già puntato quella poltrona l’area dei Popolari che fa riferimento a Lombardo. Il quale a sua volta pressa per cambiare uno dei due assessori già annunciato dai Popolari (Toto Cordaro e Roberto Lagalla) perchè vorrebbe portare in giunta Antonio Scavone o più probabilmente la nissena Mariella Ippolito che con 2.108 voti ha sfiorato l’elezione all’Ars. Proprio per evitare di «perdere» uno dei suoi due assessori, Romano da giorni fa sapere che Lagalla è considerato un fuori quota. Ragionamento che a Catania non condividono.

Così come da Catania fanno sapere che la presidenza dell’Ars viene pesata come tre assessorati: un modo per dire che Miccichè, una volta eletto, non potrà poi rivendicare più di 4/5 posti in giunta e due (Armao e Sgarbi) sono già stati annunciati. La coperta nel centrodestra è sempre troppo corta...

Intanto, però, sul toto-nomine arriva la precisazione di Musumeci: "È uno sport che non mi appassiona perché alimenta la convinzione che nulla sia cambiato. Poiché non è così, desidero informare i colleghi della stampa che il nostro metodo di lavoro sarà improntato ad una effettiva discontinuità, nei comportamenti e nei toni, con il recente passato". E spiega: "Incontrerò le forze politiche della maggioranza e raccoglierò ogni indicazione nel rispetto del ruolo di ciascuno, quindi, adotterò le decisioni che riterrò più giuste e, finalmente, inizieremo a lavorare".

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