Domenica, 19 Novembre 2017

In abito bianco sul red carpert: alla festa del Cinema di Roma arriva Sabrina Ferilli

ROMA. Ci vuole davvero coraggio a mettere in campo dopo 'Perfetti sconosciuti', un fantasy-drama oscuro, biblico, angelico e demoniaco allo stesso tempo come 'The Place', passato alla Festa di Roma come Evento speciale e in sala con Medusa da giovedì in 500 copie.

E va detto che Paolo Genovese questo coraggio l’ha avuto davvero.

Una location unica, quella di un bar, 'the placè, nella periferia di Roma dove staziona, giorno e notte e sempre allo stesso tavolo, un uomo (Valerio Mastandrea). Di fronte a lui, tutta una serie di personaggi con un desiderio, un’ossessione, da soddisfare. E lui, l’uomo, fa sempre la stessa domanda: «Fino a che punto sei disposto ad arrivare per ottenere quello che vuoi? Ma c'è comunque un prezzo da pagare».

E i suoi interlocutori. C'è anche chi accetta di uccidere una bambina pur di salvare il figlio che ha il cancro, come fa appunto il personaggio interpretato da Vinicio Marchioni. Ma di fronte all’uomo Mastandrea e al suo patto faustiano si troveranno a scegliere: il poliziotto Marco Giallini, la suora Alba Rohrwacher, il giovane Silvio Muccino, l’aspirante 'bella' Silvia D’Amico, il meccanico Rocco Papaleo, l’innamorata Vittoria Puccini, il
cieco Alessandro Borghi e l’anziana Giulia Lazzarini.

Nel cast, anche una sorprendente Sabrina Ferilli, una proprietaria di The place piena di solitudine.

Perché le persone in The Place si affidano a Mastandrea? Non si sa. Certo c'è il libero arbitrio, si può rinunciare, si può dire no all’uomo del bar che mostra, allo stesso tempo, un’anima demoniaca ("credo nei dettagli"), ma angelica. Genovese ci porta in una struttura immaginativa aperta a molte risposte e altrettante interpretazioni.

«Già in perfetti sconosciuti c'era in atto un gioco della verità, poi sono rimasto folgorato da una serie tv canadese, The Booth at the End, a cui è ispirata questo film, che metteva in scena la parte più nera delle persone come il fatto di quanto poco conosciamo noi stessi e chi ci circonda. Insomma - spiega oggi in conferenza stampa Genovese - c'è un nesso tra i due film. E poi il successo di Perfetti sconosciuti (oltre 17 milioni di incasso), mi ha permesso di
vedere accettata ogni mia proposta. Il film - prosegue il regista - ci fa confrontare con la nostra personale asticella morale, oggi siamo tutti pronti a giudicare gli altri. E questo anche grazie al volano dei social e 'the place' ci chiede di giudicare noi stessi e gli altri in modo più profondo».

«Non mi sono mai visto come un’entità angelica - dice invece Mastandrea - ma piuttosto lo specchio di quello che mi chiedevano gli altri. Se uno ci obbliga a comprendere i nostri stessi desideri questi possono farci paura».

© Riproduzione riservata

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