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Catalogna, Puigdemont incriminato per ribellione va in Belgio: "Chiederà asilo politico"

L'ex presidente della Catalogna, Carles Puigdemont

BARCELLONA. C'è forse l'esilio nel futuro immediato di Carles Puigdemont. Il presidente catalano destituito da Madrid per aver proclamato la Repubblica è stato incriminato per "ribellione" dalla procura spagnola con tutti i suoi ministri e la presidente del Parlament Carme Forcadell: rischiano condanne fino a 30 anni di carcere.

Il procuratore dello Stato Juan Manuel Maza non ha chiesto per ora il suo arresto, ma non esclude di farlo nei prossimi giorni. Ma Puigdemont già ieri era fuori dal territorio spagnolo: accompagnato da cinque ministri è andato in macchina da Barcellona a Marsiglia, forse per evitare complicazioni in aeroporto, e da lì ha preso l'aereo per Bruxelles. Potrebbe chiedere l'asilo politico al Belgio, denunciando una persecuzione giudiziaria da parte della Spagna.

Il President catalano destituito parlerà oggi da Bruxelles alle 12.30, riferisce la stampa catalana.

Ieri il ministro dell'Immigrazione belga Theo Francken, nazionalista fiammingo, aveva ipotizzato che potesse presentare una richiesta in tal senso. Il Belgio è infatti il solo paese comunitario che può concedere l'asilo a cittadini di altri Stati Ue. Davanti all'ira di Madrid, il premier Charles Michel lo aveva corretto affermando che la questione "non è sul tavolo del governo".

Ieri però Puigdemont a sorpresa è arrivato proprio a Bruxelles. Una presenza, con i suoi cinque ministri, che rischia di creare nuovi seri problemi fra Bruxelles e Madrid, tanto più che da domani il President dovrebbe lanciare dal Belgio un messaggio al popolo catalano. Puigdemont ha più volte denunciato all'Onu e al Consiglio d'Europa la "repressione" e la "persecuzione giudiziaria" di Madrid contro i leader catalani. La procura spagnola oggi lo ha formalmente accusato con i 13 membri del suo Govern, Forcadell e la presidenza del Parlament di "ribellione", "sedizione" e "malversazione" nel processo che ha portato alla proclamazione della 'Repubblica' e fatto scattare il blitz di Madrid.

Una mano molto pesante. Maza ha chiesto che siano interrogati d'urgenza, che vengano decise misure cautelari e che si imponga loro di pagare una garanzia di 6,2 milioni di euro, pena la confisca dei beni. Un'incriminazione contestata da diversi giuristi: il processo catalano è sempre stato pacifico, mentre il reato di "ribellione" implica una "sollevazione violenta". Ma per la procura il referendum del primo ottobre fu "sedizione violenta". Non è chiaro che cosa farà Puigdemont.

Se chiederà asilo in Belgio, per la Catalogna non sarebbe una novità. Prima di lui altri President, Francesc Macià sotto la dittatura di Primo de Rivera, Lluis Companys e Josep Tarradellas sotto quella di Franco, hanno vissuto in esilio. In sua assenza, in Catalogna è già clima pre-elettorale in vista del voto del 21 dicembre imposto da Rajoy. Nei palazzi del Govern la prima giornata lavorativa dopo il commissariamento si è svolta senza incidenti. Solo il vicepresidente Oriol Junqueras e il ministro Josep Rull sono brevemente passati in ufficio. Il Pdecat di Puigdemont e Erc di Junqueras contestano la legittimità del voto convocato da Madrid ma hanno deciso di partecipare comunque per cercare di riconquistare la maggioranza assoluta nel Parlament. E infliggere una sconfitta nelle urne a Rajoy. Anche la sinistra secessionista della Cup non esclude più di correre.

I partiti unionisti sono pronti. Xavier Albiol sarà il capolista Pp, Miquel Iceta del Psc, Irene Arrimadas per Ciudadanos. Podemos correrà con il partito del sindaco di Barcellona Ada Colau. Logicamente il molto popolare Puigdemont dovrebbe guidare una possibile coalizione indipendentista. Potrebbe essere complicato, se sarà in esilio o in prigione.

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