Martedì, 21 Novembre 2017
TENSIONI NEL PACIFICO

La Corea del Nord accelera minaccia nucleare, gli Usa: "Seguirà reazione massiccia"

PECHINO. La minaccia di un attacco con una testata nucleare da parte della Corea del Nord sta accelerando: il segretario americano alla Difesa James Mattis, da Seul, ha accusato Pyongyang di "programmi illegali e non necessari" promettendo di sconfiggere qualsiasi attacco dovesse maturare. "Non fate errori. Qualsiasi arma nucleare troverà una massiccia risposta militare", ha aggiunto.

La pressione si intensifica e lo sforzo diventa coordinato a più livelli, per gli Stati Uniti determinati ad arginare la 'minaccia' di Pyongyang pur puntando sulla diplomazia: è al via, a novembre, una insolita maxi esercitazione militare con lo spiegamento di tre portaerei americane e dei relativi gruppi d'attacco nell'area Asia-Pacifico, questo mentre il presidente Donald Trump si prepara a effettuare la sua prima missione in Asia visitando nella prima metà del mese Giappone, Corea del Sud e Cina, interlocutori cruciali per il dossier nordcoreano.

"Non è una mossa diretta verso alcuna minaccia particolare, ma è una dimostrazione che possiamo fare qualcosa che nessuno al mondo può fare", sottolinea il generale Kenneth Mckenzie, direttore del Comando di Stato maggiore Usa. E a limare il messaggio ci ha pensa il capo del Pentagono, James Mattis, rendendolo chiarissimo quando spiega che gli Usa "non vogliono la guerra" ma sono determinati a perseguire "la completa denuclearizzazione della Corea del Nord". Lo ha detto invitando il leader Kim Jong-un a evitare le provocazioni che minacciano gli altri "con una catastrofe".

A pochi metri dal confine col Nord e sotto lo sguardo dei militari nordcoreani e con a fianco l'omologo sudcoreano Song Young-moo, Mattis ha ripetuto: "Come ha messo in chiaro il segretario di Stato Tillerson, il nostro obiettivo non è la guerra ma la completa, verificabile e irreversibile denuclearizzazione della penisola coreana". Il nucleare e i missili balistici del Nord sono armi che, ha notato, "non possono essere usati": se lo fossero, Pyongyang "dovrà fare i conti con la rappresaglia delle forze combinate tra la Corea del Sud e gli Usa".

Ha quindi sollecitato il Nord a tornare quanto prima ai colloqui intercoreani. Questo mentre le tre portaerei americane sono in navigazione tra gli oceani Indiano e Pacifico. Sono ancora lontane tra loro ma potrebbero riunirsi in poche settimane. Le manovre militari non sono state ufficialmente rese note, ma nel corso di una conferenza stampa, McKenzie ha affermato che risale al 2007 l'ultima volta che tre unità e gruppi d'attacco della Marina hanno operato insieme, fuori dalle acque dell'isola di Guam, il territorio Usa che è ora sotto minaccia di attacco (anche solo dimostrativo) della Corea del Nord.

"Cerchiamo di farlo ogni volta che ne abbiamo l'opportunità e non capita di frequente", ha osservato McKenzie circa la presenza di tre portaerei nell'area operativa della Settima Flotta. "Non è una mossa diretta verso alcuna minaccia particolare, ma è una dimostrazione che possiamo fare qualcosa che nessuno al mondo può fare", ha aggiunto, osservando che si tratta di una operazione a lungo programmata nella quale non leggere ulteriori significati: "E' una prova di capacità unica che rassicura i nostri alleati nel Pacifico occidentale".

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