Venerdì, 19 Ottobre 2018
PREVIDENZA

L'Istat: in crescita l'aspettativa di vita
Dal 2019 si andrà in pensione a 67 anni

ROMA. Per andare in pensione in anticipo rispetto all'età di vecchiaia (l'ex pensione di anzianità contributiva) dal 2019 saranno necessari 43 anni e tre mesi di contributi per gli uomini e 42 anni e 3 mesi per le donne. E' quanto si evince dall'aumento dell'aspettativa di vita a 65 anni pubblicato oggi dall'Istat secondo il quale ci sarebbe un incremento di 5 mesi. Al memento per l'uscita anticipata verso la pensione ci vogliono 42 anni e 10 mesi per gli uomini e 41 e 10 mesi per le donne.

A 65 anni l'aspettativa di vita arriva a 20,7 anni per il totale dei residenti, allungandosi di cinque mesi rispetto a quella registrata nel 2013. La speranza di vita alla nascita - scrive l'Istat - risulta come di consueto più elevata per le donne - 85 anni - ma il vantaggio nei confronti degli uomini - 80,6 anni - si limita a 4,5 anni di vita in più.

La speranza di vita aumenta in ogni classe di età. A 65 anni arriva a 20,7 anni per il totale dei residenti, allungandosi di cinque mesi rispetto a quella registrata nel 2013. A tale età - prosegue l'Istat - la prospettiva di vita ulteriore presenta una differenza meno marcata tra uomini e donne (rispettivamente 19,1 e 22,3 anni) che alla nascita. Si confermano quindi per quanto riguarda l'accesso alla pensione di vecchiaia le previsioni di un incremento di 5 mesi nel 2019. Il passaggio sarà da 66 anni e sette mesi a 67 anni sia per gli uomini che per le donne.

E' da quasi un decennio che in Italia l'età pensionabile è in linea di principio collegata, praticamente in automatico, all'aspettativa di vita. La regola è stata stabilita, infatti, per la prima volta in una manovra estiva del 2009, poi rivista negli anni, passando per il 'Salva-Italia' di Monti-Fornero. La sostanza però non cambia: l'uscita dal lavoro va di pari passo con l'allungamento dell'aspettativa di vita.

Il meccanismo agisce su tutti i lavoratori, sia privati che pubblici. L'aggiornamento è previsto ogni tre anni e dal 2019 ogni due. Si può adeguare solo al rialzo, non vale il contrario: se cala la speranza di vita l'età per la pensione di vecchiaia non scende. In caso quindi l'età resta congelata. L'aggiustamento viene fatto in base ai dati, agli indici demografici, che fornisce l'Istat. Si guarda precisamente alla speranza di vita a 65 anni. Le variazioni, calcolate in mesi, vengono trascinate sul requisito minimo per ritirarsi dal lavoro. Il tutto passa per un decreto ministeriale (Mef e Lavoro), direttoriale, che prende atto dei mesi guadagnati. Provvedimento, di natura amministrativa, che va varato 12 mesi prima dell'aggiornamento dell'asticella.

L'età per la pensione di vecchiaia è stata già rivista due volte: nel 2013, aumentata di tre mesi, e nel 2016, salita di quattro arrivando a 66 anni e sette mesi per gli uomini (65 anni e sette mesi per le dipendenti del settore privato). E a bocce forme, se nulla cambia a livello normativo, dal 2019 si alzerà ancora, di cinque mesi, toccando i 67 anni tondi. C'è da dire che la riforma Fornero contiene una 'clausola di salvaguardia' per cui l'aumento dell'età a 67 anni scatterebbe comunque, a partire dal 2021.

La Cgil intanto chiede di "conoscere i criteri con i quali è determinata l'aspettativa di vita a 65 anni e rivedere il meccanismo di calcolo". Lo afferma il segretario confederale Roberto Ghiselli. "Quando la speranza di vita cresce - afferma - si registra mentre quando cala non se ne tiene conto. Noi chiediamo di modificare radicalmente la normativa rivedendo sia l'automatismo sia il metodo di calcolo anche tendendo conto dei diversi lavori che si fanno. Chiediamo comunque di bloccare l'automatismo che prevede nel 2019 l'innalzamento di cinque mesi dell'età pensionabile di vecchiaia e l'aumento di cinque mesi dei contributi necessari per la pensione anticipata".

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