Sabato, 18 Novembre 2017

Più piccolo del previsto l'antenato di uomo e scimmie

Scienza e Tecnica
Una coppia di Gibboni. Si calcola che gli antenati comuni di uomimi e scimmie antropomorfe abbiano avuto le loro dimensioni (fonte: MatthiasKabel)
© ANSA

Snello e agile, si dondolava tra i rami degli alberi, non raggiungeva il metro di altezza e pesava poco più di 5 chilogrammi: l'antenato comune all'uomo e alle scimmie antripomorfe era molto più piccolo di quanto si credesse. La scoperta, pubblicata sulla rivista Nature Communications, arriva dai ricercatori guidati da Mark Grabowski, visiting professor all'università di Tubinga, e aiuta a ricostruire l'evoluzione umana in modo più preciso.

Finora si riteneva che l'antenato di scimmie e uomo avesse le dimensioni di uno scimpanzè, ma questa nuova ricerca sembra indicare che vivesse in un ambiente più simile a quello più familiare alle scimmie simili ai gibboni. Questi ultimi sono fra i più piccoli tra le scimmie antropomorfe, le più grandi delle quali sono scimpanzè, gorilla e oranghi. Gli 'ominoidi', ossia la famiglia che comprende uomini e scimmie antropomorfe, sono comparsi nel Miocene, tra 23 e 5 milioni di anni fa. Ma vista la scarsità di fossili, era stato finora molto difficile capire quale fosse il loro antenato comune, l'aspetto e il luogo d'origine.

Per capire come le dimensioni del corpo degli ominoidi si fossero evolute, i ricercatori hanno confrontato i primati moderni, uomo incluso, con le stime più recenti ricavate dai fossili di ominidi e altri primati del Miocene di Africa, Europa e Asia. In questo modo hanno scoperto che l'antenato comune era molto più piccolo di quanto si pensasse.

Di qui la conclusione che gli ominoidi avevano iniziato prima del previsto a muoversi sugli alberi e che l'evoluzione verso un corpo più grande sarebbe avvenuta in un secondo momento.

"Da tempo avevamo capito che l'antenato comune a uomo, gorilla e scimpanzè non era una loro 'fotocopia', ma un animale di taglia più piccola e con le caratteristiche del brachiatore, cioè capace di spostarsi tra i rami con gli arti superiori", commenta Giorgio Manzi, paleoantropologo dell'università Sapienza di Roma.

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