Giovedì, 14 Dicembre 2017
STRAPPO NEL CENTRODESTRA

Armao fuori dal listino di Musumeci e ora lascia la corsa

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Gaetano Armao

PALERMO. Fuori Gaetano Armao, Forza Italia perde un posto nel listino. E questa diventa la scintilla per la prima lite nel centrodestra. Che si estende da giorni anche sulla scelta degli assessori. A caldo era stato Gianfranco Miccichè a minacciare la rottura dell’alleanza con Musumeci per lo strappo sul listino, domani potrebbe essere invece lo stesso Armao a farlo in una conferenza stampa già convocata per le 10,30.

L’avvocato che in estate era stato sul punto di essere il candidato alla presidenza indicato da Silvio Berlusconi domani lamenterà il mancato rispetto dei patti da parte di Musumeci. L’intesa maturata fra Arcore e Palermo prevedeva infatti la creazione di un ticket fra Musumeci e lo stesso Armao, che in caso di vittoria dovrebbe divenire il vicepresidente della Regione con delega all’Economia. E in quest’ottica Armao puntava all’inserimento nel listino. Ma non è andata così e per questo Armao parlerà di patti violati.

Quale sarà la conseguenza? Secondo i boatos Armao potrebbe anche annunciare il ritiro della propria corsa: era previsto il suo inserimento nella lista di Forza Italia a Palermo. Senza rinunciare però al ruolo in giunta in caso di vittoria. Si vedrà.

Intanto l’elenco dei sei candidati che verrebbero eletti di diritto in caso di vittoria di Nello Musumeci è stato completato. Forza Italia entrerà con Gianfranco Miccichè e la messinese Bernadette Grasso. Anche se, come detto, i forzisti speravano di strappare a Musumeci anche l’inserimento «fuori quota» di Armao. Ma Musumeci ha fatto muro per rispettare gli accordi con gli altri alleati che reclamano spazio. E ora nel quartier generale etneo di Musumeci provano a derubricare il caso a normale protesta di un partito che ha provato a strappare il massimo.

E in effetti Forza Italia ha comunque strappato il massimo sul listino. Nessun altro partito ha due posti. Oltre a Miccichè e Grasso finirà di certo nel listino l’ex deputata Giusy Savarino, che è stata la prima a sposare il progetto di Musumeci e a spingere il movimento Diventerà Bellissima. Gli altri posti andranno, a meno di colpi di scena, a Mimmo Turano (Udc) e Roberto Di Mauro per la lista Popolari e Autonomisti. Di Mauro, agrigentino e fedelissimo di Raffaele Lombardo, avrebbe così vinto il ballottaggio col palermitano Toto Cordaro (più vicino a Saverio Romano).

L’ultimo nome è quello della messinese Alvira Amata che, spinta da Fratelli d’Italia, avrebbe vinto la concorrenza con la palermitana Carolina Varchi.

Fatto il listino, la partita si sposterà sugli assessori. Gli uomini di Musumeci continuano a smentire che a Roberto Lagalla possa andare la Sanità. L’ex rettore si è ritirato dalla corsa a Palazzo d’Orleans accettando di essere candidato nella lista di Romano e Lombardo e spera in un posto in giunta. Musumeci aveva fatto intendere di essere più propenso a concedere i Beni Culturali o l’Istruzione.

Più difficile che uno di questi assessorati finisca a Vittorio Sgarbi, che pure ha rinunciato alla corsa alla presidenza come già aveva fatto Lagalla. Per Sgarbi si ipotizza un ruolo da superconsulente.

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