Mercoledì, 22 Novembre 2017
SANTA SEDE

Le denunce di eresie del Papa, una nuova stagione di veleni in Vaticano

CITTA' DEL VATICANO. Lo scontro che si è consumato in questi ultimi giorni attorno all’allontanamento dell’ex revisore generale dei conti della Santa Sede, Libero Milone, risalente nei fatti a tre mesi fa, sembra far riemergere una nuova stagione di "veleni" tra le mura vaticane, le cui evidenze si accumulano col passare dei giorni: dal 'dossier' (la cui autenticità è stata smentita dal Vaticano) sulle spese segrete per tenere a Londra Emanuela Orlandi, alla singolare uscita in contemporanea delle accuse di Milone sulla sua "cacciata", basata a suo dire su «motivazioni incredibili» e su un’indagine penale interna di cui respinge i presupposti, secondo lui usata come una clava, e della denuncia di «sette eresie» rivolta contro il Papa per la Amoris Laetitia e la comunione ai divorziati risposati, firmata tra gli altri da un ulteriore ex dirigente economico vaticano come l’ex presidente dello Ior Ettore Gotti Tedeschi.

Ormai un fuoco incrociato contro il Pontefice "riformatore", o per certi versi "rivoluzionario", le cui manifestazioni - secondo non pochi osservatori - potrebbero essere solo all’inizio.

Ma scendendo nello specifico, lo scambio d’accuse su Milone - cui il Vaticano contesta di aver violato le proprie competenze incaricando illegalmente una società esterna per investigare sulla vita privata di esponenti della Santa Sede - riporta alla luce ed è il sintomo evidente di quanto l’attuazione della riforma di papa Francesco delle finanze d’Oltretevere ancora segni il passo, arranchi tra mille ostacoli, sia ben lungi dall’andare ancora pienamente a regime.

Proprio l’Ufficio del revisore generale, istituito fin dal luglio 2014 insieme alla Segreteria per l’Economia presieduta dal cardinale australiano George Pell, dotato di stato dal Papa il 22 febbraio 2015 e di cui Milone è stato il primo responsabile, nominato il 5 giugno 2015, resta tuttora scoperto, nonostante dopo le dimissioni di Milone del 19 giugno scorso la Santa Sede avesse informato «che sarà avviato quanto prima il processo di nomina del nuovo responsabile».

Visto quanto accaduto con la precedente esperienza, si può immaginare che il processo di selezione e di avvio di un mandato "fiduciario" non sarà dei più semplici. Nell’ufficio, tra l'altro, cui spetta il delicato compito della revisione interna di tutti i bilanci degli enti della Santa Sede e delle amministrazioni dello Stato vaticano, manca anche uno dei due revisori aggiunti, anch’egli allontanato da mesi.

Ma è tutto il maxi-dicastero della Segreteria per l’Economia, le cui competenze sono state pur ridimensionate dal Papa, rispetto alle premesse, dopo un aspro braccio di ferro con la Segreteria di Stato che ha coinvolto anche l’Apsa (che ha mantenuto la gestione di beni mobili e immobili), a risultare ancora decapitato, dopo che, appena dieci giorni dopo le dimissioni di Milone, il card. Pell è stato incriminato in Australia per abusi su minori e il papa gli ha concesso un periodo di «congedo» per andare a difendersi nel processo.

Insomma, si naviga a vista, tra nuovi criteri contabili ancora da mettere pienamente in atto, bilanci consolidati che escono con forte ritardo, funzioni di revisione e certificazione affidati a società esterne, mentre di fatto - con le nuove strutture prive di conduzione - il timone della gestione economica resta saldamente in mano a Segreteria di Stato (in particolare per quanto riguarda l’Obolo di San Pietro) ed Apsa.

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