Domenica, 19 Novembre 2017
NEL FOGGIANO

Agguato a una ragazzina mentre va a scuola, si suicida il presunto aggressore

ISCHITELLA. Quindici anni, occhi chiari, un bel viso solare, scende le scale in fretta, sono le 7,30 del mattino e non vuole perdere l’autobus che la porta a scuola, a Vico del Gargano, ma proprio in quel vicolo, in via Zuppetta, nel centro storico di Ischitella, viene bloccata dall’ex compagno della madre.

L’uomo molto probabilmente vuole sapere dove si trova la donna. La ragazzina si rifiuta di rispondere e lui le spara al volto. Ora la 15enne è in gravissime condizioni: lotta tra la vita e la morte negli Ospedali Riuniti di Foggia dove è stata trasportata tramite elisoccorso e dove è stata sottoposta ad un delicato intervento chirurgico. Lui ha lasciato là la sua Fiat Punto di colore verde ed è fuggito a piedi. Le indagini dei carabinieri, grazie a testimonianze e alle immagini delle telecamere della zona, si sono immediatamente concentrate sull'ex compagno della madre della vittima. Sono scattate immediatamente le ricerche: posti di blocco, elicotteri, cani.

Alla fine, in serata, il corpo senza vita di Antonio Di Paola, 37 anni, con piccoli precedenti penali, è stato trovato dai carabinieri nelle campagne della località Callone, nel territorio di Ischitella: si è ucciso con la stessa arma, una calibro 22, con cui aveva sparato alla ragazzina.
«Spero che ti ammazzi bastardo lurido. Te la prendi con una ragazza di soli 15 anni, sei un rifiuto umano», ha scritto su Facebook la madre, che è stata raggiunta dalla terribile notizia mentre si trovava in Toscana dove si è trasferita per lavoro. Ora è accanto alla figlia, in ospedale, a Foggia. Ma non si dà pace: «io lo sapevo che sarebbe successo», ripete.

La ragazzina, buona, bella, solare, - come la descrivano in paese - è vittima innocente di un rancore violento che divorava nell’anima l’uomo che la madre aveva deciso di lasciare dopo averlo denunciato. I due figli della donna, la ragazzina e suo fratello, a causa dei disagi famigliari, erano stati affidati dai servizi sociali ai nonni materni, brava gente. «Il nonno - raccontano in paese - ha sempre lavorato nelle sue terre, ha coltivato le olive, i nonni si sono presi cura dei ragazzi con amore».

«I miei figli erano in affidamento ai miei genitori - ha scritto la madre su Facebook - ed io avevo avvertito che sarebbe successo qualcosa, nessuno mi ha dato retta. Io non c'ero, ma i miei che li avevano in affido dov'erano? Non doveva prendere il pullman visto che c'erano delle denunce in corso, ma dovevano accompagnarla loro a scuola», si sfoga la donna che effettivamente aveva presentato recentemente due denunce nei confronti del suo ex, l’ultima un paio di settimane fa proprio a causa delle minacce subite dall’uomo. E sempre su Fb solo pochi giorni fa la donna, riferendosi alla relazione con il suo ex, aveva scritto: «E' già passato un mese che ho trovato il coraggio, la forza di uscire da una prigione». Ma l’incubo non era finito: erano iniziate le minacce e la donna si sentiva in pericolo e aveva paura per i propri figli tanto da chiedere all’assistente sociale di portarli in un altro posto. «Ma non mi ha ascoltato, anzi - accusa la donna su Fb - mi ha detto 'Stanno bene dove stannò. Ora mia figlia è in coma farmacologico».

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