Venerdì, 20 Ottobre 2017

Viviana, una donna più forte dopo la leucemia di mio figlio

Salute e Benessere
Viviana, una donna più forte dopo la leucemia di mio figlio
© ANSA

 "E' il 2 agosto 2016, è una settimana che Matteo non mangia, si lamenta senza nessun motivo e beve solamente". Inizia così il diario su cui ho annotato la storia della malattia di mio figlio, colpito un anno fa da leucemia.
    Matteo oggi ha quattro anni, il peggio è passato ma la battaglia non è finita. Potrei quasi dire che il tumore l'ho avuto anche io, che le terapie che ha fatto lui le ho fatte anche io.
    Nonostante questo, però, mi sento un donna più forte di un anno fa. E ho imparato che la forza te la fai giorno per giorno, perché il cammino è lungo e non puoi prevedere nulla. Solo di una cosa non ho mai avuto dubbi: che ce l'avrebbe fatta.
    Insospettiti da inappetenza e debolezza, abbiamo portato Matteo al Policlinico Gemelli di Roma, dove tra l'altro era nato il 18 settembre del 2013. Gli viene trovata la milza ingrandita, "forse sintomo di mononucleosi", si ipotizza. Quindi un emocromo sballato: "potrebbe essere un virus o malattia del sangue". Dopo una serie di accertamenti, il 29 agosto arriva l'esito dell'esame al midollo, che rivela leucemia linfoblastica acuta.
    "Un colpo, un incubo, tanta tanta paura. Ma crediamo nelle parole del medico, che ci ha spiegato nel dettaglio il percorso da intraprendere", annotavo sul diario. Fortunatamente le cellule cattive risultano essere solo nel midollo. Iniziano le cure, che riporto sul diario: "il 7 settembre la prima chemio ma Matteo non si è accorto di nulla. Una settimana dopo ripete l'esame al midollo e mostra di rispondere bene. Il 6 ottobre è perfettamente pulito, ma i cicli di terapia continuano". Il protocollo di cura ne prevedeva quattro, fino a giugno. I suoi tre anni li abbiamo festeggiati in ospedale, dove siamo stati ininterrottamente per 55 giorni, dal 25 agosto al 17 ottobre, e sempre con la mascherina, perché anche un raffreddore poteva essere rischioso, letale. Le giornate sono trascorrevano tra lavoretti, puzzle, macchinette, libri, visite di clown dottori.
    Matteo non poteva neppure uscire dalla stanza, ma è stato sempre tranquillo e giocherellone, correva e saltava anche durante la chemio. Nausee si, ha perso i capelli, è diventato molto sensibile agli odori e selettivo nel mangiare, ma ha reagito bene. Di leucemia ne avevo solo sentito vagamente parlare, l'avevo sempre vista come qualcosa che capita "agli altri". In questi mesi, invece, ho fatto conoscenza con un mondo completamente nuovo. Ho stretto amicizie con tante mamme, ho sentito di tante storie andate a buon fine, che mi hanno incoraggiata, così come spero che la nostra possa incoraggiare chi ci sta passando o ci passerà. Ma ho conosciuto anche mamme di bimbi che non ce l'hanno fatta: sono legami che ti porti dentro per tutta la vita perché in quei momenti ti senti un po' madre di tutti i piccoli pazienti del reparto. Ognuno affronta la sua storia ma c'è qualcosa che ti accomuna, una battaglia che si combatte insieme.
    Certo, ci sono stati momento in cui mi sono buttata giù, chiedendomi "perché proprio a noi?". Ed è stata dura anche per l'altra mia figlia, di soli 9 anni. Mi mancava e sapevo che io mancavo a lei. Ma ogni volta che Matteo mi vedeva con gli occhi lucidi mi chiedeva "mamma perché piangi?". E questo bastava a farmi reagire. Ho imparato a fare il pagliaccio, davanti a lui mi divertivo e basta. Se guardo alla Viviana che ero, posso dire che non avrei pensato di poter reagire così: mi sono rimboccata le maniche, anche grazie alle persone che mi sono state vicino, come mio marito e mia madre. Alla fine mi sono scoperta più forte di quanto non credessi. E la forza me l'ha data lui, Matteo.
    Bastava un suo sorriso per ricaricarmi. Se vedevo che stava bene, stavo bene anche io. I cicli di terapie sono finiti a giugno 2017, ma la chemio di mantenimento durerà un anno e più.
    Se tutto va bene tra un anno potremo dire che nostro figlio è fuori pericolo. Intanto, pian piano, sta riprendendo una vita normale, anche se con della accortezze perché le sue difese immunitarie sono ancora molto basse. Per un anno non ha visto bambini, né frequentato parchi o giostre, quindi ora basta davvero poco per farlo contento… E per lui anche uscire a fare una passeggiata in bicicletta è una cosa bellissima!. 
   

© Riproduzione riservata

* Campi obbligatori

Immagine non superiore a 5Mb (Formati permessi: JPG, JPEG, PNG)
Video non superiore a 10Mb (Formati permessi: MP4, MOV, M4V)

X
ACCEDI

Accedi con il tuo account Facebook

Login con

Login con Facebook
  • Seguici su
X