Mercoledì, 13 Dicembre 2017

Un ormone può dare i super poteri alla memoria e all'orientamento

Salute e Benessere
Un ormone puo' dare i super poteri alla memoria e all'orientamento. Nell'immagine la rappresentazione artistica di singoli neuroni accessi (fonte: Bryan Jones)
© ANSA

  Scoperta una molecola che nel giro di poche ore è in grado di potenziare le funzioni cognitive sia in animali giovani, sia anziani o addirittura in animali con forme di deficit cognitivo o con una malattia assimilabile al morbo di Parkinson.
    Lo rivela una ricerca pubblicata questa settimana sulla rivista Cell Reports e condotta presso l'Università di San Francisco.
    La molecola protagonista di questo studio è un ormone in realtà già noto per i suoi legami con la longevità: si tratta della proteina Klotho; in precedenti studi si è dimostrato che animali che producono più elevate concentrazioni di Klotho durante tutta la loro vita sono più longevi e più protetti da svariate malattie tipiche dell'invecchiamento. Gli scienziati hanno preso un frammento della proteina Klotho e lo hanno iniettato in topolini giovani vedendo che nel giro di poche ore questi animali presentano funzioni cognitive potenziate, specie nella sfera della memoria e delle capacità di orientamento spaziale. L'effetto di Klotho perdura anche per alcune ore dopo che la molecola è svanita dal loro organismo. Poi i ricercatori hanno ripetuto l'esperimento su topolini ''anziani'' - di età assimilabile a quella di over-65enni - ed hanno così assistito anche su questi animali a un miglioramento di molte funzioni cognitive, quali l'abilità di orientarsi nello spazio e di imparare nuove cose. Infine Klotho è stata somministrata anche a topolini con deficit cognitivi e con una malattia neurodegenerativa assimilabile al Parkinson ed è emerso che l'iniezione dell'ormone migliora le funzioni motorie degli animali, anche se il loro cervello resta ''intasato'' delle molecole tossiche responsabili della malattia.
    E' possibile che Klotho sortisca i suoi effetti positivi e rapidi, concludono i ricercatori, riorganizzando i ponti di comunicazione tra neuroni, ovvero i microscopici collegamenti chiamati sinapsi e quindi rendendo il cervello più resiliente.
    
   

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