Lunedì, 25 Settembre 2017

La missione di astroPaolo una porta sul futuro

Scienza e Tecnica
La Soyuz che porta nello spazio Paolo Nespoli per la terza volta pronta al lancio nella base russa di Baikonur (fonte: ESA–Manuel Pedoussaut, 2017)
© ANSA

Una porta sul futuro dell'esplorazione umana del Sistema Solare, come una palestra per preparare gli astronauti ai futuri viaggi verso la Luna e Marte e la conferma che l'Italia dello spazio gode di una salute decisamente ottima: per il presidente dell'Agenzia Spaziale Italiana (Asi), Roberto Battiston, rappresenta questo la missione Vita, che domani porterà Paolo Nespoli per la terza volta nello spazio.

"La missione Vita è la conferma dello stato di salute della nostra attività spaziale, in particolare per quanto riguarda le missione di astronauti italiani per sfruttare scientificamente la Stazione Spaziale", ha detto Battiston all'ANSA. Un altro indice di positivo, ha proseguito, "sono i tre voli di astronauti italiani in quattro anni, contro la media di di uno ogni due anni dell'ultimo decennio: è un segnale di continuità della presenza italiana nello spazio, tesa a portare a termine esperimenti svolti regolarmente a bordo della Stazione Spaziale".

Hanno molto da dire anche gli 11 esperimenti previsti nella missione Vita: "Non è un caso - ha rilevato Battiston - che buona parte di essi siano legati al mondo della biologia e della biomedicina e che riguardino il comportamento dell'organismo umano durante prolungati periodi di assenza di gravità, ritmi e attività ripetitivi, o per lo stress caratteristico legato alle missioni spaziali, o ancora per i rapporti interpersonali fra pochi membri dell'equipaggio e le comunicazioni con le persone care limitate a telefonate e contatti via internet". A queste fonti di stress psicologico si aggiunge lo stress fisico dovuto al bombardamento di radiazioni.

Un esperimento, ad esempio, "riguarda l'effetto di enzimi: una ricerca ha dimostrato che il corenzima Q10 riesce a ridurre i danni da microgravità e radiazioni sulle cellule della retina: spesso gli astronauti hanno problemi di vista collegati a missioni spaziali ed è importante capire come controbilanciare il fenomeno. Trovare un rimedio efficace - ha osservato - potrebbe aiutare a curare le malattie della retina sulla Terra". Altri esperimenti riguardano il contributo delle nanotecnologie alla ricerca di sostanze antiossidanti e dispositivi portatili per controllare la salute degli astronauti per lunghi periodi, come quelli necessari per arrivare su Marte. Fanno parte della missione anche realtà aumentata e intelligenza artificiale, allenamento personalizzato per salvaguardare ossa e muscoli, per "non perdere le abitudini terrestri una volta su Marte".

Tutte insieme, queste conoscenze biomediche sono un bagaglio prezioso che l'Italia dello spazio potrà offrire alle future missioni umane di esplorazione. Anche i 60 anni di astro Paolo sono un'utile palestra: "Un organismo maturo - ha concluso Battiston - è un ottimo sensore per studiare i fenomeni indotti dallo stress spaziale".

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