Sabato, 19 Agosto 2017
OPERAZIONE BETA

Mafia e appalti, cellula del clan Santapaola a Messina: 28 arresti, pure funzionari e imprenditori - Foto e video

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MESSINA. Ventotto persone arrestate, accusate di associazione mafiosa, estorsione, trasferimento fraudolento di valori, turbata libertà degli incanti, esercizio abusivo dell'attività di giochi e scommesse, riciclaggio e possesso illegale di armi. Una vasta, vastissima operazione portata avanti dai carabinieri del Ros, con i militari che hanno accettato per la prima volta la presenza di una cellula operativa a Messina della famiglia mafiosa di Santapaola di Catania.

Una presenza significativa, importante, di quelle che non passa di certo inosservata. Il gruppo avrebbe avuto interessi negli appalti pubblici grazie alla collusione di alcuni funzionari dell'amministrazione comunale per l'acquisizione di immobili da adibire ad alloggi popolari, ma avevano anche interessi nella corse clandestine di cavalli e nelle scommesse.  Accertati anche i cospicui interessi dell'organizzazione nella gestione di centri scommesse e nella distribuzione di macchinette video-poker in provincia di Messina attraverso diverse società.

La cellula sarebbe stata gestita da persone appartenenti alla famiglia di Francesco e Vincenzo Romeo, il cognato ed il nipote del boss Nitto Santapaola, perché rispettivamente marito e figlio della sorella Concetta Santapaola.

Operazione Beta a Messina: nomi e foto degli arrestati

Il ruolo di capo, secondo le indagini del Ros, era rivestito da Vincenzo Romeo, sotto la supervisione del padre Francesco, e con la collaborazione dei fratelli, Pasquale e Benedetto e Gianluca.

La cellula agiva negli appalti attraverso l'imposizione di forniture e manodopera grazie a funzionari corrotti. In un episodio in particolare, riferito al risanamento della zona di Fondo fucile, non si sarebbe data esecuzione all'appalto per rinuncia degli stessi indagati che, in corso d'opera, hanno ritenuto economicamente più vantaggioso alienare gli immobili sul libero mercato.

Il gruppo avrebbe avuto interessi anche nell'autostrada Salerno-Reggio Calabria e ad Expo, e gestito il gioco illegale e avuto un ruolo nelle scommesse di calcio. Poteva contare anche su informatori in uffici pubblici, di polizia e della Procura.

Contestato anche il reato di concorso esterno in associazione mafiosa a un avvocato, Andrea Lo Castro, che avrebbe messo a disposizione del gruppo criminale le proprie competenze professionali per consentire il riciclaggio di denaro tramite falsa intestazione di beni e l'elaborazione di strategie per la frode ai creditori.

Tra i coinvolti ci sono anche un funzionario del Comune di Messina, accusato di corruzione, e vari imprenditori. Secondo la Dda della Procura di Messina sarebbero "tutti connessi a un disegno di gestione di interessi economici illeciti contrassegnati da riservatezza e reciproca affidabilità".

Il blitz è scattato nelle provincie di Messina, Catania, Siracusa, Milano e Torino, con il coordinamento del procuratore aggiunto Sebastiano Ardita e dei sostituti Liliana Todaro, Maria Pellegrino e Antonio Carchietti per associazione di tipo mafioso, concorso esterno in associazione di tipo mafioso, estorsione, corruzione, trasferimento fraudolento di valori, turbata liberta' degli incanti, esercizio abusivo dell'attività di giochi e scommesse, riciclaggio, reati in materia di armi. Per 10 degli indagati il Gip ha disposto la misura degli arresti domiciliari.

Dal complesso delle acquisizioni è emersa  ancora, l'influenza di Vincenzo Romeo sulla Primal s.r.l., società titolare di una concessione con diritti su 24 sale e 71 'corner'. Proprio Romeo in alcune intercettazioni ambientali agli atti dell'inchiesta della Dda della Procura di Messina, spiega di aver preso parte a Roma ad un incontro con i finanziatori di questa società e che nell'occasione sarebbero stati presenti numerosi rappresentanti di diverse "famiglie" della Sacra Corona Unita e della 'Ndrangheta.

Vincenzo Romeo sarebbe intervenuto con esponenti della cosca dei Barbaro di Platì (RC) per definire la "messa a posto" delle società messinesi "Demoter S.p.a.", riconducibile a Carlo Borrella ex presidente dell'associazione degli imprenditori edili di Messina e "Cubo S.p.a.", che, secondo l'accusa, essendo state finanziate dall'organizzazione mafiosa, si erano avvicendate nei lavori di realizzazione e parziale adeguamento della "S.S. 112 Dir. SGC Bovalino - Platì - Zillastro - Bagnara".

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