Mercoledì, 23 Agosto 2017

Monet e le sue tele private a Roma, in anteprima la mostra top d'autunno

(di Daniela Giammusso) Parigi malinconicamente riflessa sulla Senna. I salici dai colori che sembrano fondersi e le cascate di glicine sul ponte giapponese. Fino al trionfo delle sue monumentali Ninfee, avvolte nel pulviscolo violetto o la nebbia radiosa. "Sarà una mostra unica, perché questi non sono 'solo' i quadri dipinti da Claude Monet. Ma quelli che appartenevano a lui, che ha guardato per tutta la vita, appesi nella sua ultima, amatissima, casa a Giverny". Intrecciando foto di tele e grandi rendering di allestimenti, così Marianne Mathieu racconta in anteprima all'ANSA "Monet", la grande mostra che dal 19 ottobre fino al 28 gennaio porterà al Vittoriano il genio assoluto dell'impressionismo francese.

Un viaggio in più di 60 opere, quasi tutte inedite per l'Italia, in arrivo dal Musée Marmottan Monet di Parigi che oggi raccoglie "la più grande collezione al mondo del maestro". Ad alimentarla, donazioni dei collezionisti dell'epoca e soprattutto, racconta la curatrice, il lascito "del figlio di Monet, Michel, che alla morte del padre non volle donare nulla allo Stato", colpevole "di non aver pienamente sostenuto il maestro negli ultimi anni. Il museo - prosegue la Mathieu - ha la missione di portare Monet lì dove non è ancora conosciuto.
Siamo stati fino a Taiwan, ma questa è la prima mostra in Europa, al via proprio da Roma con tappe anche a Bologna e Bordeaux". Dai primi ritratti alle caricature con cui a metà '800 guadagnò i primi soldi e fama a Le Havre, passando per i paesaggi di Londra, Parigi, Vétheuil, Pourville, la mostra, promette la Mathieu, "sarà un viaggio nella vita di Monet, nelle sue cose, nella sua idea di giardino. Quando arrivò a Giverny nel 1883 - racconta - la casa era circondata solo da un frutteto, non aveva un vero giardino di fiori. Monet impiegò molti anni per trasformarlo. Nel frattempo viaggiò attraverso la Francia, anche in Italia, alla ricerca di soggetti da ritrarre, sempre en plein air". Proprio da quel viaggio in Italia in compagnia di Renoir, a ottobre arriverà a Roma anche Le chateau de Dolceacqua del 1884, con quel ponte rimasto uguale fino a oggi, souvenir su tela dei giorni trascorsi in Liguria. "Luoghi fondamentali per la scoperta di una luce e colori così diversi da quelli di Parigi, dove era nato, e dalla Normandia dove era cresciuto".

Tra capolavori come Portrait de Michel Monet bebé, Les Roses, Londres. Le Parlement. reflets sur la Tamise, trionfo finale del percorso sarà un'immersione totale tra le sue ninfee "astratte" per ricreare "quell'incontro, la sorpresa" che fu prima di tutto di Monet. "Oggi sono i suoi quadri più celebrati - spiega la curatrice - Ma finché lui fu in vita, nessuno li vide: mai mostrate, mai vendute. Perché? Quando li realizzò Monet aveva 75 anni, era un uomo ricco. E questi erano quadri di grande innovazione. Secondo me, soprattutto dopo lo scandalo suscitato nel 1927 con L'orangerie", e quei pannelli dipinti non compresi da pubblico e critica "non voleva più perdere tempo a spiegare, nuovamente, la sua pittura". Chi ha visto le foto d'epoca lo ricorderà, "Monet teneva questi quadri nel suo studio-salone.
Non in camera da letto, dove invece erano appese le tele di amici e colleghi, come Cezanne". Ma cosa resta di Monet dopo Monet? "Fu un uomo con una regola di vita, sempre la stessa, ma che non ha dipinto lo stesso quadro per tutta la vita - conclude la Mathieu - La sua unica direzione fu lo spazio senza fine e la luce. E a guardare i suoi dipinti, è già l'inizio dell'astrazione della modernità".

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