Mercoledì, 23 Agosto 2017
IL CASO

Piccolo Charlie, ai genitori concesso più tempo prima di staccare le spine al figlio

piccolo charlie, Sicilia, Mondo
Un frame di Chris Gard e Connie Yates, i genitori del piccolo Charlie Gard - Ansa

LONDRA. Qualche ora in più alla mamma e al papà per stare vicino al loro piccolo Charlie, prima che vengano staccati i macchinari che lo tengono in vita. I medici del Great Ormond Street Hospital di Londra, dove è ricoverato il neonato di 10 mesi affetto da una rara malattia classificata come incurabile, hanno concesso solo una breve proroga ai giovani genitori, Chris Gard e Connie Yates, straziati e sconfitti nella battaglia legale per provare a sottoporre il figlio a una terapia sperimentale negli Usa, nell'estremo tentativo di salvarlo, e privati anche della possibilità di farlo morire a casa.

L'ultimo "oltraggio" in una vicenda che ha scatenato forti polemiche, in Italia più ancora che in Gran Bretagna.

"Abbiamo parlato per tutto il giorno con l'ospedale e hanno acconsentito a darci un po' di tempo con Charlie", ha detto la madre al Mail online. "Siamo veramente grati per il sostegno che abbiamo ricevuto dalla gente in questo momento molto difficile", ha aggiunto, ricordando le migliaia di persone che hanno dato il loro contributo con donazioni e messaggi di solidarietà.

I genitori stanno cercando di trascorrere al meglio le ultime ore col piccolo, "preziosi ricordi" senza futuro da portare nei loro cuori, e chiedono rispetto della privacy mentre si preparano a dirgli addio. Prostrati dopo la lunga sfida che hanno condotto in ogni possibile sede giudiziaria, dai tribunali britannici fino alla Corte dei diritti umani di Strasburgo, avevano espresso tutto il loro dolore in un video pubblicato nelle ultime ore in cui ribadivano la profonda delusione e il senso di abbandono di fronte alle autorità che ne avrebbero calpestato - accusano - i diritti di padre e madre.

"Avevamo promesso al nostro piccolo ragazzo ogni singolo giorno che lo avremmo portato a casa perché pensavamo di poter mantenere quella promessa", ha detto Connie in lacrime in un video. "Ma ci hanno detto che deve morire in ospedale". Insieme a quella richiesta ne era stata fatta un'altra, quella di concedere qualche giorno in più prima di staccare la spina, per lo meno il fine settimana, per permettere anche ad altri familiari di salutare il piccolo. E di nuovo i medici si sono limitati a qualche frase di circostanza, affermando di comprendere la "situazione molto angosciante per i genitori", per poi 'concedere' una breve proroga che non cambia il destino di Charlie. Irrimediabilmente segnato.

Intanto la tragica vicenda sta facendo molto discutere sui social media, con migliaia di utenti che hanno cercato attraverso post e messaggi di far sentire la loro vicinanza ai Gard. Sono stati creati 'hashtag', tra cui 'LetCharlieGoHome' (lasciate andare a casa Charlie), nel tentativo, inutile, di far breccia nel cuore dei medici, dei giudici, della burocrazia e di un approccio dottrinale a un dramma umano.

Tante le critiche al noto centro pediatrico londinese, considerato uno dei migliori in Europa. "Siete senza scrupoli", scrive Andrew. "Il mio cuore è con la famiglia di Charlie", afferma invece Caroline. Molti continuano a chiedersi perché non sia stato permesso ai Gard di portare il neonato negli Stati Uniti e almeno di fare un tentativo di fronte a una malattia, la sindrome da deperimento mitocondriale, di cui sono affetti solo 16 bebè in tutto il mondo.

Un viaggio della speranza costoso, ma che mamma Connie e papà Chris, tutt'altro che ricchi, avrebbero potuto comunque pagare di tasca loro, grazie a una generosa raccolta collettiva di donazioni private. Niente da fare. Sarebbe stato tutto inutile, hanno decretato i dottori, e, anzi, il viaggio in aereo e le terapie avrebbero causato nuove sofferenze al bambino, che a causa della patologia non può vedere, sentire, muoversi, piangere e neppure deglutire senza assistenza delle macchine. Stando ai giudici, hanno ragione loro. E a Charlie, venuto al mondo appena 10 mesi fa, non resta che morire.

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