Venerdì, 20 Ottobre 2017
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Supercomputer simula la formazione dell'universo

ROMA. Simulata la formazione dell’universo con un supercomputer. Il risultato è un 'cosmo virtuale' che contiene circa 25 miliardi di galassie.

Pubblicata sulla rivista Computational Astrophysics and Cosmology, la simulazione si deve agli astrofisici dell’università di Zurigo coordinati da Romain Teyssier.

Il risultato servirà a calibrare gli esperimenti del satellite Euclid, che l’Agenzia Spaziale Europea (Esa) intende lanciare nel 2020 per studiare energia oscura e materia oscura, che si pensa compongano rispettivamente il 72% e il 23% dell’universo, mentre il restante 5% sarebbe composto dalla materia ordinaria, ossia quella di cui sono fatte stelle e pianeti.

La simulazione è stata possibile grazie a una tecnica messa a punto dagli stessi ricercatori per utilizzare in modo ottimale la memoria disponibile e la potenza di elaborazione del supercomputer «Piz Daint», del centro nazionale di calcolo ad alte prestazione della Svizzera (CSCS) a Lugano. La tecnica ha permesso di genere l’universo virtuale in sole 80 ore. Il punto di partenza è stato un 'fluido virtualè composto da due mila miliardi di particelle di materia che si sono evolute formando piccoli grumi da cui poi sono nate le galassie. La sfida principale è stata riuscire a simulare le galassie in un volume grande quanto l’intero universo che si riesce ad osservare. Questo è infatti il requisito fissato dalla missione Euclid, il cui obiettivo è quello di esplorare il lato oscuro dell’Universo grazie all’osservazione delle galassie. Nella mappa dell’universo ottenuta da Euclid infatti gli astronomi potranno cercare le tracce di energia oscura e materia oscura.

«La natura dell’energia oscura e della materia oscura rimane una delle principali questioni irrisolte della scienza», ha detto Teyssier. Il mistero, ha aggiunto, può essere risolto solo attraverso l’osservazione indiretta: quando il satellite Euclid catturerà la luce di miliardi di galassie in grandi aree del cielo, gli astronomi misureranno le piccolissime distorsioni della luce di queste galassie dovute alla presenza della massa invisibile della materia oscura.

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