Domenica, 23 Settembre 2018
MAFIA

Udienza per la strage del 904, Riina in videoconferenza in barella. Il legale: "Sta molto male"

FIRENZE. Mentre infuria ancora la polemica per il pronunciamento della Cassazione che ha rinviato al tribunale di sorveglianza di Bologna la decisione sulla richiesta di scarcerazione (per 'una morte dignitosa') a Totò Riina, il boss di cosa nostra oggi ha assistito in barella, collegato in videoconferenza dal carcere di Parma, all'udienza davanti alla corte d'assise d'appello di Firenze dov'è imputato come mandante della strage del rapido 904 dove morirono 16 persone e 260 furono i feriti.

Nel 1989 vennero condannati all'ergastolo Pippo Calò, cassiere delle cosche palermitane, e Guido Cercola, mentre altri personaggi, alcuni legati alla banda della Magliana, furono condannati a pene inferiori. Proprio le polemiche, forse, hanno fatto crescere l'attenzione su quell'uomo steso in barella, con a fianco due agenti della polizia penitenziaria, costretto a un certo punto, con un filo di voce, a intervenire nel microfono per smentire quanto un agente stava dicendo.

"No, no", ha detto mentre il suo difensore, Luca Cianferoni, ha interrotto l'arringa per confermare che il boss non voleva lasciare l'udienza. "Non è vero, sta scivolando sulla barella, ha solo bisogno degli infermieri". Poco dopo Riina è riapparso nella stanza in tempo per sentire il difensore chiedere ai giudici, presidente il giudice Salvatore Giardina, di confermare l'assoluzione decisa in primo grado, "rigettando l'impugnazione della procura". "E' un essere umano, date un contributo alla giustizia", ha detto l'avvocato che, poco prima aveva parlato di Riina come "un parafulmine" di tutti i misteri d'Italia (anche per questo in primo grado aveva chiamato a testimoniare tra gli altri l'allora sottosegretario ai servizi, e oggi ministro, Marco Minniti e Giampiero Massolo), di una persona "che ha 87 anni, sta molto male, e credo che questo nessuno possa disconoscerlo".

Parole respinte dai familiari delle vittime. La presidente dell'associazione strage 904, Rosaria Manzo, che aspetta giustizia "dopo 33 anni" dai giudici fiorentini, certa della condanna di Riina (la sentenza dovrebbe esserci il prossimo 21 giugno), sull'ipotesi di scarcerazione non ha dubbi: "E' ancora pericoloso, deve restare al 41 bis. Sarebbe uno schiaffo all'Italia". Opinione condivisa dalla presidente della Commissione Antimafia, Rosy Bindi, perchè Riina "è stato ed è ancora il capo di Cosa nostra, non ha mai rinunciato a essere mafioso", ha detto ricordando che si trova "in una struttura d'eccellenza", dove viene assistito e curato.

E se l'Osservatorio dell'Unione della Camere penali critica il procuratore Nicola Gratteri, per il quale 'deve morire in carcere come gli altri boss', il leader del movimento antimafia 'Ammazzateci tutti', Aldo Pecora, si dice pronto a fare lo sciopero della fame se dovesse essere scarcerato. Sul caso ha parlato anche Beppe Grillo: "Ho cose da dire, ma non posso passare attraverso la vostra intermediazione".

Cianferoni, da parte sua, non se l'è presa con i familiari delle vittime, e neppure con la procura ("sono i miei avversari e li rispetto"), ma piuttosto con i colleghi avvocati che negli ultimi giorni hanno detto a più riprese che deve 'morire in carcere'. "Ma che avvocati sono, quale esempio per i giovani?", ha tuonato ricordando che Riina è stato assolto in molti altri procedimenti a partire da quello di Carmine Pecorelli, "che come questo era un processo politico". Gli avvocati di parte civili, i familiari e l'associazione Libera oltre alla Regione Toscana, come già il sostituto procuratore generale Vilfredo Marziani e la pm Angela Pietroiusti hanno chiesto la condanna di Riina.

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