Martedì, 23 Ottobre 2018

In 50 mila per dire no al terrorismo, Manchester torna a cantare

LONDRA. Una festa a suon di note per dire no alla paura e no al terrorismo.

Così doveva essere il concerto-evento che ha fatto tornare a cantare Manchester a nemmeno due settimane dall’attentato suicida del 22 maggio, costato la vita a 22 persone, fra cui sette bambini, e con un bilancio di oltre 120 feriti.

Così doveva essere e così è stato, nonostante le ombre inevitabili del nuovo attacco contro la Gran Bretagna, compiuto giusto ieri nel centro di Londra: bersaglio tanti giovani, in un caso come nell’altro.

Quegli stessi giovani che tuttavia a Manchester non hanno voluto rinunciare al diritto di sorridere, di ballare, di unirsi in coro ai loro idoli - una parata di pop star planetarie - e sono accorsi alla fine a decine di migliaia, oltre 50 mila, alla serata del 'One Love Manchester'. Il 'live' di beneficenza, in una città e in un Paese blindati, si è svolto sotto una sorveglianza addirittura maniacale allo stadio del cricket di Old Trafford.

Maniacale, eppure giustificata, con controlli efficaci lungo tutto 'l'anello d’acciaio' creato già attorno all’impianto. Su ogni spettatore e su ogni zainetto.

Ma un volta dentro, il concerto ha ritrovato l’atmosfera di uno spettacolo autentico. Se non come gli altri, quasi. La stessa atmosfera che si respirava alla Manchester Arena il 22 maggio, allo show di Ariana Grande - giovane stella delle scene Usa diventata popolare in questi anni fra ragazze e ragazzi di tutto il mondo grazie alla tv e poi alla musica - prima che all’uscita dal palazzetto Salman Abedi, 22 anni, coetaneo di tanti fan e figlio britannico di ex rifugiati politici libici, si facesse esplodere fra la folla causando la carneficina.

Stavolta l’unico boato è stato invece quello degli altoparlanti. E le uniche grida, quelle d’entusiasmo del pubblico. Un entusiasmo che ha raggiunto il clou quando sul palco è tornata proprio Ariana, promotrice di questo evento di solidarietà. Con i pantaloni stracciati di ordinanza, una felpa bianca con su scritto in rosa 'One Love Manchester', un corpo di ballo scatenato e le sue hit: cantate a squarciagola anche dalla platea. E’ stato il momento in cui il rosa, che colorava il gigantesco cartellone con le coordinate dei conti bancari e delle linee telefoniche per le donazioni alle famiglie delle vittime del terrore, ha preso definitivamente il sopravvento: in un tripudio di festoni e coriandoli a tinte confetto.

Sorrisi, abbracci, emozione e lacrime. Una festa, appunto, e un incoraggiamento a «superare i momenti difficili insieme», come ha detto in apertura il sindaco-governatore della città, Andy Burnham. Festa animata anche da altri grandi nomi del pop internazionale cari ai giovanissimi, da Justin Bieber, a Katy Parry, all’ex 'ragazza terribile' Miley Cyrus. E poi, fra i tanti, Coldplay, Take That, Pharrell Williams. Con un tocco di commozione in più quando il 'veteranò Robbie Williams ha intonato un suo successo, 'Strong', cambiandone il testo in onore di Manchester; o quando è comparso 'l'enfant du pays' Liam Gallagher, ex Oasis.

O ancora quando i Coldplay hanno suggellato la serata con un cavallo di battaglia proprio degli Oasis, diventato un po' l’inno della Manchester del dopo attentato che non vuole restare prigioniera del terrore: 'Don't look back in anger'.

Non guardare indietro con rabbia.

© Riproduzione riservata

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