Sabato, 20 Ottobre 2018
LA RIFORMA

Meno collegi e soglia del 5%: regge l'accordo sulla legge elettorale

ROMA. L’accordo tra Pd, M5s, Fi e Lega sulla legge elettorale regge anche alle prime modifiche, con una intesa su un emendamento che vuole risolvere un problema, quello dei cosiddetti collegi sopranumerari. I partiti più piccoli insistono nella loro protesta contro la soglia del 5% e Ap chiede già al presidente Mattarella di non firmare la legge una volta approvata. Ma essi puntano soprattutto alla battaglia in Aula, sperando che nei voti a scrutinio segreto i malpancisti di M5s e del Pd facciano lo sgambetto alla legge.

L’aspetto politico rilevante è la tenuta del patto a quattro, anche su una modifica ulteriore rispetto al testo base. E' anche vero che alcuni nodi devono essere affrontati, e infatti il relatore Fiano ha fatto accantonare a oggi gli emendamenti che li riguardavano: essi sono il numero delle firme necessarie per presentare le liste; le quote di genere per le liste e i collegi; le pluricandidature (Pd e M5s vorrebbero diminuirle, Fi no); il voto disgiunto tra collegi e listini (lo vuole M5s ma non Fi e Pd) e la prevalenza nella graduatoria di elezione dei candidati nei collegi rispetto a quelli dei listini (c'è un emendamento di Gianni Cuperlo in proposito). Si vedrà se terrà il «lodo» enunciato da Fiano: sì a tutte le modifiche su cui sono d’accordo tutti e quattro i partiti che hanno sottoscritto il patto.

COSA PREVEDE IL TESTO

E’ un sistema tedesco rivisto in salsa italiana, quello proposto mercoledì scorso dal relatore alla legge elettorale Emanuele Fiano e su cui i partiti che lo appoggiano (Pd, M5s, Fi e Lega) hanno concordato oggi una ulteriore modifica contenuta in un emendamento del Pd Alan Ferrari. Modifica su cui si comincerà a votare domani per chiudere al massimo entro lunedì per poi passare il testimone all’Aula.

La nuova legge del modello in uso nella Repubblica federale, ha l’impianto proporzionale e la soglia al 5%, ed anche i collegi uninominali: ma mentre in Germania questi ultimi sono maggioritari (il candidato più votato è eletto), in quello italiano hanno una distribuzione proporzionale, in parte simile al sistema in vigore per il Senato tra il 1948 e il 1992. L'Italia (escluso il Trentino Alto Adige in cui proseguirà ad essere usato il Mattarellum e la Valle d’Aosta dove ci sarà un solo collegio maggioritario - in totale 8 collegi) viene divisa in 225 collegi e in 29 circoscrizioni che coincidono con le Regioni, tranne le più popolose divise in più circoscrizioni.

I partiti presentano dei listini bloccati di 1-6 nomi in ciascuna circoscrizione e un candidato in ciascuno dei 225 collegi uninominali. L’elettore ha un solo voto con cui sceglie il candidato del suo collegio e la lista di partito collegata (in Germania ci sono due voti, per cui si può votare in modo disgiunto). Si contano i voti in tutta Italia e si stabilisce, in base alla percentuale, quanti seggi spettano a ciascun partito a livello nazionale e poi a livello circoscrizionale.

In ogni circoscrizione i partiti fanno una classifica dei propri candidati secondo il seguente criterio: prima i candidati dei collegi che hanno vinto con oltre il 50%; poi il capolista del listino bloccato; seguito dai candidati che hanno vinto dei rispettivi collegi ma con meno del 50%; seguono gli altri candidati del listino bloccato e infine i candidati che nei collegi non hanno vinto.
Da questa classifica si estraggono in ordine gli eletti di ciascun partito in ogni circoscrizione. Un candidato si può presentare in un collegio uninominale e in tre listini bloccati, come nel Mattarellum.

Ci sono anche le quote rosa: i listini bloccati devono avere un alternanza di genere, mentre a livello nazionale i candidati nei collegi uninominali di ciascun partito non possono essere più del 60%.

 

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