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Giro, ct Bettini a Mondello: "Inizia la battaglia tra Nibali e Quintana"

Paolo Bettini

PALERMO. C'è un filo invisibile che unisce la Sicilia e la Sardegna, un filo rosa sottile attraverso il quale si snoda la 100/a edizione del Giro d’Italia, uscito senza grandi colpi di scena dalle prime tre tappe, ma pronto a scaricare scintille e lapilli sui versanti dell’Etna. Da un’isola all’altra, la corsa rosa non perde il proprio fascino, né rinuncia alle suggestioni forti che un viaggio nel tempo di così grande impatto riesce a offrire.

Il vento della Sardegna lascia spazio alla quiete di una Sicilia che offre il proprio volto migliore, fatto di colori forti, addirittura quasi accecanti, che Camilleri ha saputo 'fotografare' con encomiabile maestria, mentre Sciascia li ha circondati con magniloquenti passioni. Il sole ha abbagliato fin da subito la carovana, tanto da indurre un uomo di sport come Paolo Bettini a esclamare. «Era ora che il vento cessasse di soffiare», come a voler puntare il dito contro la vera insidia delle tappe sarde.

L’olimpionico di Atene 2004, che è stato anche bi-campione del mondo su strada e ct azzurro, conosce le strade siciliane (e non solo) come le proprie tasche. E’ al Giro come testimonial di Banca Mediolanum, e ci tiene a sottolineare che questo «è proprio un bel Giro, perché dopo 10 anni è tornato la Sardegna, dopo sei in Sicilia». Ma soprattutto, perché «queste prime tappe non erano e non sono banali». «Siamo partiti senza un prologo, a tutta, con rischi annessi e connessi - spiega Bettini - alla lunga i velocisti hanno pagato qualcosa a livello di stress. Prendiamo la 2/a tappa: non era scontata, soprattutto nei primi 120-130 km, mentre ieri abbiamo assistito al capolavoro tattico della Quick-step Floors, che ha portato Fernando Gavira in maglia rosa. Quando nel tratto finale di una tappa restano in testa al gruppo sette della stessa squadra, si può parlare di eccellenza strategica».

Domani comincia un altro Giro ed entrano in gioco i volti noti di una corsa sospesa fra mare e monti: Quintana e Nibali si daranno battaglia su uno scenario da guerre stellari. Oltre alla lava condensata dell’Etna ai bordi della strada, ci saranno i giochi pirotecnici della 1/a tappa siciliana. «Sarà corsa vera, altroché - ammette Bettini, mentre assapora un gelato sotto il sole di Mondello, prima di mettersi in viaggio per Cefalù (sede di partenza, ndr) - e ci saranno i primi testa a testa, duelli veri, duri, soprattutto se si considera che siamo appena alla 4/a frazione. Anche chi rimane indietro avrà la consapevolezza delle proprie risorse, dei mezzi a disposizione per il prosieguo della corsa. Domani ci si renderà conto di avere o non avere la gamba e a quel punto rischi di non dormire la notte, perché sei preoccupato di non poter salire almeno sul podio».

Insomma, l’Etna indicherà chi vuole e non può, chi potrebbe ma non riuscirà. Dettagli? «Beh, mica tanto - spiega Bettini -: Nibali e Quintana si sono nascosti bene, hanno evitato rischi, si sono risparmiati. Ma domani dovranno togliersi la maschera. Lo stesso vale per uno come Landa. Il Blockhaus e la crono a Foligno daranno solo indicazioni, le montagne saranno decisive. Quintana si esalta oltre i 2 mila metri, fa parte del Dna dei colombiani. Il capitano della Movistar è più un corridore da Giro d’Italia che da Tour. Froome qui, da noi, non arriverebbe fra i primi 10. Nibali? Beh, dopodomani il Giro gli arriva sotto casa...».

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