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SERIE A

Inter-Milan, 2-2 il primo derby cinese: pari rossonero al 97'

MILANO. Un pareggio in rimonta, con un gol all’ultimo di sette minuti di recupero destinati a far discutere. Il primo derby di Milano in salsa cinese, all’ora di pranzo per intercettare un mezzo miliardo di telespettatori asiatici, delizia con un menù tipicamente italiano: l’Inter ha costruito la vittoria a suon di ripartenze per un’ora, poi ha sciupato le due reti di vantaggio pensando solo a difendersi. Una scelta che a Pioli rischia di costare l’Europa e la conferma in panchina, di cui ha approfittato Montella assediando l’area con cinque attaccanti e colpendo nel finale due volte con i suoi difensori centrali.

Reduce dalla drammatica partita di Dortmund, l’arbitro Orsato è stato protagonista di un finale concitato per ben altri motivi, prolungando da 5 a 7 minuti il recupero, per una sostituzione e un’ammonizione. Quando al 97' Zapata, con una spaccata tutt'altro che semplice, ha infilato la palla una spanna oltre la linea di porta, la panchina milanista si è riversata in area e in tribuna Li Yonghong si è concesso la prima grande esultanza della sua nuova vita da presidente del Milan, prima di scendere negli spogliatoi, congratularsi e scattare foto con i suoi giocatori (Zapata gli ha regalato la maglia), felici come se avessero vinto una finale.

Più o meno vale tanto il 2-2 con cui i rossoneri conservano due punti di vantaggio sull'Inter, ipotecano il sesto posto con sei partite a disposizione per scalzare dal quinto l’Atalanta, che affronteranno fra un mese a Bergamo. Anche perché il rischio di essere distratti dallo storico passaggio di proprietà e dal ricambio di dirigenti (Galliani e Maiorino davanti alla tv hanno esultato come fossero allo stadio) era concreto. Invece il Milan entra subito in partita, colpendo anche il palo con Dulofeu (sotto gli occhi di Braida, che lo monitora per il Barcellona) a metà di una mezz'ora di gara, non bella ma davvero intensa. Emerge la qualità di alcuni giocatori di Pioli, su tutti Joao Mario, finalmente trequartista titolare dopo cinque partite in purgatorio, e Gagliardini, che al 36' lancia sulla fascia Candreva, incontenibile per De Sciglio e letale per un Donnarumma incerto. Otto minuti più tardi è Perisic a ispirare l’Inter e accendere Icardi, che torna a gol ma poi sostanzialmente scompare dalla partita.

Il Milan è aggrappato a Deulofeu, ma pesano gli errori di Bacca, neutralizzato da Medel, e incapace di approfittare di un pasticcio fra Miranda e Handanovic. L’Inter non dilaga (grave un errore di Eder in contropiede), Montella inserisce un quarto attaccante e Pioli un quinto difensore (Murillo al posto di Joao Mario): paga la scelta dell’allenatore rossonero. Da calcio piazzato arrivano i gol di Romagnoli (38') e all’ultimo secondo quello di Zapata. In campo è tripudio per il Milan, una squadra senza un’enorme cifra tecnica ma con gambe, forza d’animo e un Montella lucido nella lettura delle partite. Orsato si becca insulti e sputi dai tifosi interisti del primo anello. Ma più che uno scippo, sembra una vittoria buttata via.

 

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