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Criptato metà del traffico mondiale: ecco perchè oggi il web è più sicuro

ROMA. Nel cammino verso un web più sicuro, al riparo da truffe e furti, siamo a metà strada.

Circa la metà del traffico Internet mondiale è infatti criptato, e quindi più protetto.

A renderlo noto è la Electronic Frontier Foundation (Eff), un'organizzazione no profit per le libertà civili nel mondo digitale, che parla di «pietra miliare» raggiunta dal movimento per criptare la Rete.

Il traguardo è stato materialmente reso possibile dal passaggio al protocollo https per la comunicazione su Internet, più sicuro rispetto al vecchio http (la esse in più nel nome sta proprio per «sicuro»).

Protegge l'integrità e la riservatezza dei dati scambiati tra i computer e i siti, offrendo uno scudo contro i cyber-criminali quando si accede al sito della banca, ad esempio, o quando si fa shopping online.

«Siamo a metà percorso per un web più al riparo da intercettazioni, appropriazioni di contenuti, furti di cookie e censure», ha sottolineato l'Eff, secondo cui il risultato è «un insieme di vittorie che riguardano giganti tecnologici, grandi content provider, piccoli siti web e gli stessi utenti».

La campagna sostenuta dall'organizzazione per criptare il web è iniziata nel 2010. Nel corso degli anni hanno aderito colossi come Twitter, Facebook, Wikipedia e Google.
Quest'ultima, in particolare, ha avuto un ruolo chiave nello spingere l'adozione del protocollo https, offrendo ai siti che lo usano una visibilità maggiore tra i risultati delle ricerche online.

E i frutti sono arrivati.

Stando ai dati di Google, oltre il 50% di tutte le pagine web caricate sono protette dall'https.

Anche la comunità del software libero Mozilla ha di recente fatto sapere che il volume medio di traffico web criptato sul suo browser per la navigazione online Firefox ha superato quello del traffico non criptato.

Il problema è l'altra metà del traffico, quello ancora vulnerabile ad attacchi dalle conseguenze spiacevoli.

Stando alla società di sicurezza Kaspersky, quasi la metà degli attacchi di 'phishing' (e-mail truffa e siti falsi che imitano quelli legittimi) registrati nel 2016 ha avuto lo scopo di rubare denaro alle vittime.

Di questi attacchi finanziari se ne sono contati uno al secondo. Il 25%, uno su quattro, è stato di tipo bancario, l'11% legato ai sistemi di pagamento e il 10% agli acquisti online.

«È facile riconoscere ed evitare la maggior parte degli attacchi di 'phishing', ma molte persone non fanno ancora abbastanza attenzione quando usano online i loro dati finanziari», evidenziano gli analisti, secondo cui la prima regola, quando si fanno pagamenti via internet o si va sul sito della banca, è proprio verificare che la connessione sia protetta, e cioè che sia scritto «https», in verde e con l'icona di un lucchetto chiuso, all'inizio dell'indirizzo web.

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