Mercoledì, 16 Agosto 2017
INNOVAZIONE

Dalla cornea allo stomaco, mini organi "alla riscossa" per lo studio di terapie

ROMA. Da quando il 25 aprile del 2007 fu realizzata la prima cornea artificiale, lo sviluppo dei mini-organi ha preso il volo.

In 10 anni, grazie alle cellule staminali, i ricercatori di tutto il mondo sono riusciti a ricostruire la versione in miniatura di fegato, cuore e molti altri organi. L'ultimo 'arrivato' è lo stomaco, o meglio, il tessuto della sua parte più ampia, quella del corpo e del fondo, capace di produrre acidi ed enzimi digestivi.

Un traguardo raggiunto dallo stesso gruppo di ricerca dell'ospedale pediatrico di Cincinnati, che due anni fa coltivò il primo stomaco, ricavando la parte terminale, detta antrum.

Quello che è stato ottenuto, va precisato, non è però un vero e proprio organo, ma appunto una sua versione in miniatura, l'organoide. Gli organoidi sono una nuova frontiera della scienza, che potrebbe essere una valida strada verso la generazione di organi per trapianti e sostituire gli animali da laboratorio. La loro nascita può essere fatta risalire ai primi del '900, quando alcuni esperimenti dimostrarono che le cellule delle spugne, organismi multicellulari molto semplici, hanno la capacità di auto-organizzarsi, anche se 'rimescolatè, per formare l'organismo completo. Si deve però aspettare il 2007 per avere il primo organoide. È una cornea artificiale, coltivata all'università di Granada da cellule staminali di coniglio.

Nel 2013 i ricercatori dell'università di Yokohama costruiscono un fegato umano in laboratorio da staminali ottenute dalla riprogrammazione di cellule adulte, e poi trapiantato in un topo.

Nel 2014 al Karolinska Institutet viene realizzato il primo esofago, 'coltivato' a partire dalle cellule staminali e impiantato in un ratto. L'organo si integra perfettamente nell'organismo grazie alla rigenerazione di connessioni nervose, muscoli e vasi sanguigni. Nel 2015 all'università di Kyoto viene realizzata la prima cartilagine in grado di riparare i danni dell'artrosi, sempre a partire da staminali adulte, mentre all'università californiana di Berkeley viene ricavato un mini-cuore umano su un chip: un organo 'artificialè in 3D usando cellule staminali, che pulsa come un cuore umano.

Al Wellcome Trust Sanger Institute di Cambridge si riescono addirittura a realizzare dei tumori-organoidi, aprendo la strada a cure su misura, mentre i National Institutes of Health (Nih) americani ottengono la prima placenta su chip, per studiare il passaggio delle sostanze nutrienti dalla madre al feto. Al Women's hospital di Boston, sempre nel 2015, si riproducono in provetta due comuni malattie dei reni con mini-organi in miniatura appositamente costruiti in laboratorio, combinando l'uso di cellule staminali con le tecniche di 'riscrittura' del Dna.

Il Riken Institute riesce invece a realizzare la prima pelle artificiale completa, con tanto di follicoli piliferi e ghiandole sebacee, mentre nel 2016, all'Istituto Howard Hughes, si ottengono mini-cervelli in provetta, laboratori 'viventi' per sperimentare farmaci e studiare malattie neurologiche, come Alzheimer e schizofrenia.

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