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CONSIGLIO DEI MINISTRI

Pubblico impiego, riforma dei dirigenti: sì ad accordi su rinnovi contratti

ROMA. Si preannuncia una giornata rovente sul fronte della Pubblica Amministrazione: si parte la mattina con il tavolo tra la ministra Marianna Madia e i sindacati per finire, probabilmente, in serata con il Consiglio dei ministri, chiamato a dare il via libera a cinque decreti attuativi della riforma P.a, tra cui il riordino della dirigenza.

"E' finita la stagione dei blocchi contrattuali", scandisce il premier Matteo Renzi alla vigilia di un incontro che dovrebbe mettere le parti nelle condizioni di stringere un accordo 'politico' sui rinnovi, dopo uno stallo di sette anni. Intanto il governo non smette di lavorare al decreto sulla dirigenza, ammorbidito rispetto alla versione originale, uscita dal Cdm di fine luglio: le novità non scatteranno per tutti subito ma saranno introdotte a tappe, i Comuni saranno sostenuti con un fondo ad hoc, sarà rivista la soglia che limita le garanzie per le prime fasce e sarà ampliata la squadra delle commissioni per la dirigenza (da sette a nove componenti).

L'attesa maggiore è però riservata al tavolo al ministero della P.a tra Madia e Cgil, Cisl e Uil. Le parti non si ritrovavano una di fronte all'altra, per fare sul serio, da anni. I sindacati sanno cosa vogliono: dare più potere alla contrattazione, ovvero modificare la legge Brunetta, incrementare i salari di almeno 85 euro a regime, cosa per cui saranno necessarie due manovre, e stabilizzare i precari. Il Governo ha fatto uno stanziamento per il pubblico impiego in legge di Bilancio di 1,480 miliardi per il 2017 e 1,980 per il 2018, ma la fetta che spetta ai rinnovi non è precisata, dovrebbe però essere massimizzata.

Ci sarebbe anche l'apertura a spostare, tramite il Testo Unico sul pubblico impiego, alcune materie dalla legge alla contrattazione, tra cui la distribuzione dei premi, aggirando così le fasce della Brunetta. Se l'incontro darà i suoi frutti allora l'intenzione è quella di arrivare a un testo scritto, a un'intesa forte, in grado di vincolare i vertici di entrambi i fronti.

Difficilmente quindi si potrà fare tutto domani ma i tempi non solo lunghissimi: bisogna fare i conti con la data del 4 dicembre, giorno del referendum, con 3,3 milioni di statali chiamati alle urne. Nel frattempo c'è chi accelera: è il caso degli artigiani, per cui le parti si sono accordate sulla riforma del modello contrattuale. Si corre anche per portare in Consiglio dei ministri la riforma della dirigenza pubblica, visto che la delega scade domenica 27.

Entro la settimana, quindi, se non domani, venerdì, riceverà l'ok finale ma non entrerà subito in vigore: sia perché prima si devono mettere in moto le commissioni (ci vorranno una decina di mesi) sia perché il ruolo unico per Regioni e Comuni è rimesso a intese. Ci sarà così una gradualità e a testare per primi le novità saranno i ministeriali. Resta da sciogliere il nodo della corsia preferenziale per il conferimento degli incarichi più alti, la riserva di almeno il 30% riconosciuta a chi è già direttore generale dovrebbe saltare per essere sostituta da una formula più larga. Ma il punto è sottoposto a decisione politica, 'last-minute'.

In Cdm arriva anche la riforma delle Camere di Commercio, con più garanzie per gli esuberi dovuti agli accorpamenti.

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