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L'elezione di Trump fa cadere la prima testa, il capo degli 007 si dimette

WASHINGTON.  Donald Trump continua a restare blindato in cima alla sua Tower a Manhattan per selezionare i 15 ministri della sua amministrazione e i candidati per altri posti chiave, come quella della National Intelligence, dopo che il capo degli 007 James Clapper ha deciso di lasciare.

Ma il tycoon lavora anche per tessere informalmente i suoi primi rapporti di politica estera, ricevendo nel pomeriggio il premier giapponese Shinzo Abe, il primo leader politico straniero ad incontrare il presidente eletto.

E tra i più preoccupati per le sue posizioni di politica estera, che prevedono, oltre alla rinuncia all'accordo commerciale trans-pacifico, un disimpegno militare Usa in Giappone e in Corea del Sud se i due Paesi alleati non pagheranno di più, nonchè l'ipotesi che entrambi si dotino di armi nucleari per difendersi da soli.

Alcuni media hanno annunciato una conferenza stampa di Trump per ieri, ma il suo entourage ha lasciato la porta aperta sui tempi dell'annuncio delle nomine, anche dopo la festa di Thanksgiving, che quest'anno cade il 24 novembre.

Intanto cade la prima testa: James Clapper, il direttore della National Intelligence che coordina le 17 agenzie del settore, ha presentato le sue dimissioni davanti al Congresso confermando che resterà in carica sino alla fine del mandato di Barack Obama, da cui era stato nominato nel 2010.

Ora sarà una delle prime caselle da riempire per Trump. Le dimissioni dei vertici delle agenzie federali dell'amministrazione uscente sono una prassi dopo l'elezione di un nuovo presidente, in un'ottica di spoils system, soprattutto quando si tratta di un rapporto fiduciario per ruoli delicati, come quelli legati all'intelligence.

L'aspetto più controverso della gestione Clapper è stata la sua dichiarazione davanti al Senato nel 2013 che le agenzie di spionaggio americane non stavano raccogliendo dati sui cittadini americani, affermazione poi smentita dalla talpa della Nsa Edward Snowden, ora esule in Russia.

Il direttore della National Intelligence si era poi esposto in prima persona per denunciare gli hackeraggi russi come tentativo di interferire nelle elezioni, conclusione su cui Trump aveva espresso delle riserve. Finora però nessun segnale di dimissioni da altri alti dirigenti governativi, come il direttore dell'Fbi James Comey, criticato prima dai repubblicani e poi dai democratici per la gestione delle indagini su Hillary Clinton per l'Emailgate.

L'ammiraglio Michael S.Rogers, direttore della National security agency (Nsa), naviga invece controcorrente ed è stato a rapporto da Trump, forse per una riconferma. La presidente della Fed, Janet Yellen, anche lei nominata da Obama, ha invece annunciato che intende rimanere per tutto il suo mandato, dopo essere stata accusata in passato da Trump di essere politicizzata.

Il presidente eletto continua a ricevere ogni giorno candidati ai vari posti di governo, alimentando i toto-nomi più disparati. Oggi è il turno della giovane e carismatica Nikki Haley, governatrice della Sud Carolina dal 2010 ed astro nascente del partito repubblicano, ora in lizza per il dipartimento di Stato dopo aver sostenuto nelle primarie Marco Rubio.

Con l'eventuale nomina di una donna, figlia di immigrati indiani, il tycoon coglierebbe tutti in contropiede. Nel fine settimana, secondo alcune fonti, Trump incontrerà anche l'ex candidato repubblicano alla Casa Bianca Mitt Romney, suo grande nemico ma ora papabile forse per qualche incarico.

Ieri il presidente eletto ha ricevuto anche il 93enne Henry Kissinger, l'ex segretario di Stato americano Premio Nobel per la pace nel 1973 che segnò la storia degli anni Settanta, diventando l'architetto della distensione tra gli Usa e l'Unione Sovietica.

In attesa della squadra di governo, il magnate ha messo alla porta i lobbisti dal transition team e promesso nei loro confronti un bando di cinque anni dopo un'esperienza di governo. Per «bonificare la palude», ha spiegato, riferendosi agli opachi intrecci d'interessi tra politica e business.

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