"Per mio figlio ucciso da un'auto pirata": nel film il giustiziere è donna

ROMA. Ha ragione il regista del film Per mio figlio, lo svizzero Frèdèric Mermoud, quando dice che la vendetta violenta, quella da giustiziere, quando viene da una donna ce la fa sembrare «come manipolatrice e disturbata».

Ed è così che appare Diane (Emmanuelle Devos), la protagonista della pellicola - già passata a Locarno e ora in sala da oggi con Officine Ubu - quando si mette sulle tracce di chi ha ucciso il figlio adolescente Luc, investito sulla sua bicicletta da un'auto che poi si è data alla fuga.

Il fatto è che Diane Kramer è una donna particolare, una borghese capace però di comprare una pistola con una certa disinvoltura e di mettersi poi, come un investigatore professionista, sulle tracce del colpevole. Unico suo indizio, un'auto marrone, una Mercedes del 1972, guidata da una donna bionda.

Quando, dopo giorni di ricerche, Diane pensa di aver individuato la colpevole in Marlène (Nathalie Baye), non la molla più.

Marlène è l'affascinante e disinvolta titolare di una profumeria del centro e la madre di Luc diventa prima sua cliente, poi sua amica.

Ma la strada della vendetta si rivela ben presto più difficile di quanto pensasse, anche per la sua anima femminile, di madre, che Diane non riesce proprio a reprimere.

«In un primo momento Diane è convinta che farsi giustizia da sola sia l'unico modo per lei di accettare l'inaccettabile - dice il regista, al suo secondo film dopo Complices sempre con protagonista la Devos -. Si trova però gradatamente ad affrontare l'umanità e la complessità della donna che si suppone abbia rovinato la sua vita, che a sua volta ha una vita, una figlia, dei sogni. Finisce così con l'essere toccata dalla figura di Marlène. La sua sete di vendetta diventa un ulteriore passo nel processo di dolore e comprensione, un istinto di sopravvivenza che permette a Diane di scoprire cose su se stessa e sul figlio perduto. Trova così progressivamente un significato al tutto, inizia un processo di accettazione del lutto e, infine, assume una nuova prospettiva di vita. Per mio figlio - conclude il regista - ruota intorno all'evoluzione di Diane, dal suo desiderio di vendetta ad una sorta di riconciliazione con se stessa».

Nel cast del film anche David Clavel, Diane Rouxel, Samuel Labarthe, Oliver Chantreau, Marion Reymond e Paulin Jaccoud.

© Riproduzione riservata