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EDILIZIA SCOLASTICA

Gare in corso ma fondi revocati, le aziende: così la burocrazia ci uccide

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PALERMO.  Come l’ultimo soldato giapponese ad arrendersi, che ignorò per 30 anni la fine della guerra, anche alla Regione si celebrano gare per cui sono stati persi i finanziamenti.

I ritardi dei Comuni e degli uffici regionali che si occupano delle gare d’appalto, nei mesi scorsi hanno mandato in fumo 17 milioni di euro stanziati da Roma per la messa in sicurezza delle scuole in Sicilia. E le imprese che intanto avevano partecipato alla gara hanno perso mezzo milione per adempimenti burocratici.

Il caso riguarda un progetto per la ristrutturazione di scuole in diversi Comuni siciliani. A disposizione c'erano 34 milioni sbloccati a febbraio 2016. Ma la condizione era che le gare venissero bandite entro giugno. Il termine è stato rispettato solo da pochi Comuni e così 17 milioni sono stati persi. A farne le spese, tra gli altri, Termini Imerese, Pantelleria, Patti e Taormina.

Le procedure sono talmente lente che la gara bandita dal Comune di Palazzo Adriano sarebbe ancora in corso di espletamento nonostante il finanziamento sia stato revocato per scadenza dei termini, e ciò perché, secondo quanto risulta, fino a due giorni fa la novità non sarebbe stata ancora ufficialmente comunicata alla commissione.

Secondo l’Ance, l’associazione dei costruttori, le responsabilità sono da attribuire anche alle Urega, gli uffici regionali che si occupano delle gare d'appalto con importi più alti: "La lentezza delle sette stazioni appaltanti - scrive l'associazione - che non hanno completato in tempo le gare per la messa in sicurezza di alcune scuole e i ritardi di eventuali altre istituzioni competenti, non ha comportato unicamente la restituzione al ministero dei 17 milioni stanziati, ma ha anche provocato un forte danno a 95 imprese che, per partecipare alle sole 3 gare bandite col criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa, hanno dovuto spendere ciascuna circa 5 mila euro. Le aziende hanno così dovuto bruciare invano circa 475 mila euro”.

Per partecipare a gare che prevedono l’offerta economicamente più vantaggiosa ci sono infatti tutta una serie di adempimenti da rispettare che comportano dei costi. Santo Cutrone, presidente di Ance Sicilia, spiega che “i casi sono tanti altri in Sicilia e in generale occorre un provvedimento serio perché finalmente d’ora in poi qualcuno risarcisca questi danni. Le imprese edili, già devastate dalla crisi, non possono più subire oltre. Prevedere finalmente un deterrente è un imperativo categorico, perché questa è solo la punta dell’iceberg di una situazione diffusa che tiene bloccati miliardi su miliardi per le opere pubbliche”.

Compensi in base al carico di lavoro e non al numero delle sedute, più personale, sanzioni in caso di ritardi: l’assessore regionale alle Infrastrutture, Giovanni Pistorio, illustra le novità in arrivo per gli uffici Urega che dovrebbero velocizzare il sistema delle gare d’appalto. “La legge è già in commissione dove ha ricevuto apprezzamento generale, per cui non dovrebbero esserci ritardi. Entro novembre contiamo che venga approvata in Aula” dice l’assessore.

Gli Urega devono fare i conti anche col nuovo sistema che prevede l’aggiudicazione delle gare non alle offerte più basse ma a quelle economicamente più vantaggiose, cioè che offrono tutta una serie di garanzie e servizi oltre al ribasso. Un meccanismo che però richiede più tempo. La nuova legge prevede che negli Urega lavorino anche dirigenti di Geni civili e Protezione civile e che venga creato un albo al quale potrà partecipare il personale tecnico di tutti gli uffici pubblici. In caso di ritardi e è prevista anche la cancellazione dall’albo.

I tempi secondo l’assessore dovrebbero ridursi e una gara essere celebrata in circa due mesi. Inoltre sarà modificato il meccanismo che prevedeva il pagamento dei gettoni ai componenti delle commissioni in base al numero delle sedute. I tecnici saranno pagati in base al carico di lavoro reale e al tipo di appalto.

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