Jovanotti mattatore alla Festa del Cinema: amo i film di Bud Spencer

ROMA. Si può essere Jovanotti a 50 anni?

Sicuramente sì se guarda alla sala Sinopoli (oltre 1100 posti) totalmente gremita per l'incontro ravvicinato con la pop star - in occasione della Festa del Cinema di Roma - che ha già ventotto anni di carriera. Insomma la sua popolarità non è in discussione, da parte di giovani e meno giovani, e sicuramente piace al ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini presente in sala.

Chiodo di pelle multicolore, barba d'ordinanza si presenta ad Antonio Monda come un ragazzo comune ma non un cinefilo, ma poi cita tutta una serie di registi che ha dovuto escludere che indica esattamente il contrario, da Kubrick a Kurosawa, da Larrain a Ridley Scott. Quindici film segnalati da lui che raccontano il suo rapporto con il cinema da cui esce fuori la sua anima di bravo ragazzo, legato a famiglia, amicizia e ovviamente musica.

Tra le cose più carine del lungo incontro l'amore per i film di Bud Spencer: «Somigliava a mio padre burbero, mi riconciliava con lui».

Tra le sue scelte cinematografiche, obbligata quella di The Blues Brothers: «E' stata una botta quando l'ho visto, Landis mette in tutte scene tantissimi dettagli».

La febbre del sabato sera è invece il suo primo film visto illegalmente in quanto vietato ai minori: «Ero abbastanza alto e alla fine mi hanno fatto entrare».

Ne i 400 colpi di Truffaut si identifica con il bambino protagonista: «Capivo la sua solitudine, la sua fantasia. Truffaut mi fece sentire meno solo».

Su Altrimenti ci arrabbiamo con Bud Spencer e Terence Hill, visto anche tre volte di fila in sala parrocchiale, sostiene che «è un anticinema che mi piace. Un cinema che rappresenta allegria e amicizia».

Si mostra favorevolissimo al Nobel a Bob Dylan anche se questo, dice, «non significa dare un premio alla musica pop ma solo a lui Bob Dylan».

E ancora tra i suoi film preferiti, Timbuktu di Sissako che racconta con una certa ironia l'avvento della legge coranica in Mali. Di Miyazaki adora tutti i film, ma sceglie La città incantata. Adora anche tutto il cinema di Francesco Nuti come Io, Chiara e lo Scuro e anche il puro intrattenimento di Mad Max Fury Road di George Miller, «perchè è perfetto come una Ferrari».

Ma il più amato resta Amarcord di Federico Fellini ed esattamente la scena in cui Ingrassia sale su un albero e invoca una donna: «L'idea della canzone Le tasche piene di sassi l'ho rubata allo zio Teo (Ingrassia) che li portava in tasca perchè erano belli. Anche io li trovo belli. Sono cresciuto con una zia, sorella del mio babbo, che si chiamava Silvana che è rimasta una bambina tutta la vita. Tutti le volevamo bene: io ho sempre pensato che la presenza dell'irrazionale in una famiglia è in fondo un dono che Dio ci fa».

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