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ELEZIONI USA

Trump provoca Hillary: test antidoping prima del duello in tv

WASHINGTON. Un test anti doping prima del prossimo duello tv di mercoledì, il terzo ed ultimo prima dell'election day: a proporlo è Donald Trump, insinuando con un ennesimo attacco provocatorio che nel precedente dibattito Hillary Clinton fosse 'dopata'.

«Noi siamo come degli atleti. E gli atleti devono passare un controllo anti doping, penso che dovremmo farlo prima del dibattito», ha suggerito il candidato repubblicano in un comizio a Portsmouth, New Hampshire. Poi ha evocato il sospetto che la rivale democratica faccia uso di qualche sostanza dopante per avere maggiori energie: «Non so cosa sia successo con lei ma all'inizio dell'ultimo dibattito lei era tutta vivace e scoppiettante. Alla fine era ridotta come se fosse senza forze, e faticava a ritrovare la sua auto», ha sostenuto il tycoon, che più volte ha messo in discussione lo stato di salute della Clinton, alimentando le ipotesi più strane. «Penso che ora la stiano 'pompand0'», ha incalzato, spiegando così la decisione dell'ex segretario di Stato di cancellare le sue apparizioni elettorali sino a mercoledì.

In realtà l'ex first lady ha optato per una strategia low profile confidando nell'autocombustione del magnate, travolto da un crescente numero di donne (ormai una decina) che lo accusano di molestie, confermando il sospetto che quelle del video sessista del 2005 non fossero solo «chiacchiere da spogliatoio».

In elezioni normali tali accuse, insieme ai vari scandali usciti precedentemente, avrebbero fatto deragliare qualsiasi candidato. La cosa più sorprendente invece è che Trump resta in corsa, anche se gli entusiasmi nei suoi confronti calano: secondo l'ultimo sondaggio nazionale targato Washington Post-Abc News, Clinton è avanti solo di 4 punti (47% a 43%), due punti in più rispetto al primo dibattito. Non molto, considerando anche il margine di errore (4%). Quasi il 70% inoltre crede che Trump probabilmente abbia fatto avances sessuali e la maggioranza afferma che le sue scuse per il volgare video sessista del 2005 non sono sincere.

Tuttavia la polemica sembra avere solo un minimo impatto sul suo consenso, che resta alto nonostante tutto. È uno dei fenomeni sociologici di queste elezioni, che hanno alzato il velo su un'America polarizzata, inquieta, meno'politically correct' e forse anche meno fiduciosa verso la stampa, schierata in stragrande maggioranza con Clinton.

Trump intanto continua a cavalcare la teoria del complotto e tenta di minare la credibilità del voto: «Le elezioni sono truccate da media corrotti che pubblicano accuse completamente false e menzogne vergognose per far eleggere Clinton». Ma lo speaker della Camera, il repubblicano Paul Ryan, lo ha sconfessato: «La nostra democrazia è basata sulla fiducia nei risultati delle elezioni e Paul Ryan confida nel fatto che gli Stati condurranno questa elezione con integrità», ha detto la sua portavoce, Ashlee Strong. Una dichiarazione in sintonia con la campagna della Clinton: «La partecipazione alla vita democratica e in particolate alle elezioni deve essere incoraggiata invece di essere indebolita o screditata perchè un candidato ha paura di perdere».

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