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USA 2016

Nuovi guai per Trump, spunta una terza donna che lo accusa di molestie

NEW YORK. Spunta una terza donna dopo le due che hanno accusato Donald Trump sul New York Times di averle molestate sessualmente. Stavolta è in Florida dove oggi il tycoon fa un comizio al South Florida Fair Expo Center.

Mindy McGillivray, che all'epoca aveva 23 anni, ha detto che finora aveva confessato a parenti stretti e amici di essere stata toccata impropriamente a Mar-a-Lago, il resort di Trump vicino a Palm Beach.

La donna ha detto al Palm Beach Post di aver deciso di uscire allo scoperto dopo aver ascoltato le smentite di Trump nel dibattito tv di domenica scorsa. Dalla sua il suo accompagnatore, il fotografo Ken Davidoff, che ricorda bene come lei lo ha preso da parte dopo il presunto incidente per dirgli che «Donald mi ha palpato il c...o».

Ieri il New York Times ha citato due donne che hanno accusato Trump di avere allungato le mani: una su un aereo e l'altra nei pressi di un ascensore della Trump Tower. Lui nega: nessuno degli episodi ha avuto luogo, ha riferito al quotidiano, minacciando azioni legali.

La prima donna, Jessica Leed di New York, ora 74enne, ha sostenuto che oltre 30 anni fa, mentre viaggiava per affari su un aereo in prima classe, si ritrovò accanto Trump che, senza conoscerla, dopo 45 minuti dal decollo alzò il bracciolo e cominciò a toccarle il seno e tentò di mettere la sua mano sopra la sua gonna. «Era come un polipo, le sue mani erano dappertutto», ha raccontato, aggiungendo di
essersene andata in coda all'aereo per evitare l«'aggressione». Una storia raccontata prima ad almeno altre quattro persone.

La seconda donna, Rachel Crooks, dell'Ohio, era una  receptionist di 22 anni di Bayrock Group, una società immobiliare nella Trump Tower a Manhattan, dove incontrò il tycoon fuori di un ascensore una mattina del 2005. Sapendo che la sua società lavorava con Trump, si presentò. Si strinsero le mani ma il magnate, secondo la sua versione, non la lasciò andare, cominciando a baciarla prima sulle guance e poi «direttamente sulla bocca».

Lei visse quell'episodio come una violazione: «Fu così inappropriato, ero così sconvolta che ha pensato che ero così insignificante da poterlo fare», ha detto, riferendo di aver telefonato subito alla sorella per raccontarle l'accaduto. «Solo parole», aveva garantito Trump a proposito del video del 2005, negando nel secondo dibattito presidenziale che si fossero mai tradotte in azione. Ora due donne lo smentiscono.

«Questo articolo è interamente falso, e il fatto che il New York Times lanci queste accuse completamente false...a proposito della personalità di Trump su una materia del genere è pericoloso»: lo ha detto in un comunicato Jason Miller, un dirigente della campagna del candidato repubblicano, dopo la pubblicazione delle interviste alle due donne.

Anche lo stesso Trump su Twitter si difende dalle accuse: "Le storie fasulle sul fallimentare New York Times sono una totale montatura".

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