"Vorrei essere Belen", tre storie in un corto contro il cyber bullismo

ROMA. Contro il cyber bullismo - un fenomeno che secondo dati Istat colpisce un ragazzo su due tra gli 11 e i 17 anni - arriva il cortometraggio “Vorrei essere Belen”. Il film, patrocinato dall'associazione italiana genitori (A.Ge) ”, prende spunto da tre storie vere.

Quella di Andrea Spezzacatena, il quindicenne romano suicidatosi nel 2012 e passato alla cronaca come "il ragazzo dai pantaloni rosa”. La seconda è quella di Carolina Picchio, la quattordicenne che nel gennaio del 2013 si è tolta la vita a causa di un video girato dai suoi coetanei e pubblicato in rete. La terza storia è quella di Gabriele Corazza, l’attore protagonista del corto, un quattordicenne che ha usato la rete per lanciare un messaggio contro tutte le forme di discriminazione.

Il corto è prodotto da Cinema Casting, con la regia e la sceneggiatura di Fausto Petronzio e i protagonisti sono ragazzi e ragazze di un’età compresa tra i 14 e i 18 anni. Accanto a loro, due attori professionisti: Fioretta Mari e Antonio Fiorillo. E’ stato girato interamente a Latina. I testi delle canzoni sono stati scritti ed interpretati dalla quattordicenne Camilla Rinaldi ed il sedicenne Shady Osman, le musiche sono di Andrea Valerio (Spillo).

"Raccogliamo costantemente - racconta Fabrizio Azzollini presidente di A.Ge - storie di prevaricazioni. Sono atti ignobili che segnano la vita degli adolescenti e, come purtroppo sappiamo, delle volte li porta a gesti estremi. Ascoltiamo il malessere delle famiglie e la sensazione di disarmo nel vincere queste situazioni. Ci aspettiamo che lo vedano i ragazzi e le loro famiglie.

Il nostro augurio è che si cominci a parlare di bullismo in Italia a prescindere dai gravissimi fatti di cronaca; che diventi un argomento quotidiano nei dialoghi fra i giovani e i genitori. Spesso infatti si dimentica che anche il bullo è una vittima che non viene ascoltata. Non si può poi tralasciare il ruolo importante che giocano gli insegnanti, i quali devono osservare ed avvertire di ogni condizione di discriminazione, senza avere paura di essere giudicati".

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