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UN PROGETTO

Tumori, la realtà virtuale può migliorare la qualità di vita dei malati

BOLOGNA. Migliorare la qualità della vita dei pazienti oncologici attraverso la realtà virtuale. È questo l'obiettivo di 'The look of life', progetto ideato dalla Fondazione Ant insieme all'associazione culturale Menomale in collaborazione con il Centro di Ricerca Hit - Human inspired tecnology reasearch centre dell'Università di Padova diretto da Luciano Gamberini.

'The look of life' - realizzato con il supporto di Fondazione Cattolica Assicurazioni, Fondazione Vodafone Italia il patrocinio di Comune di Bologna e Regione Emilia-Romagna e la collaborazione di Samsung che ha messo a disposizione alcuni dispositivi - vedrà l'utilizzo nelle case dei malati (la sperimentazione coinvolgerà in totale circa cento pazienti di Bologna e provincia già seguiti da Ant) di un visore (Gear vr) che permette la fruizione di video immersivi a 360 gradi.

Un team di psicologi valuterà l'effetto di questa tecnologia proponendo video tridimensionali con vari scenari. «Da tempo gli scienziati - ha spiegato Gamberini - studiano il senso di 'presenza', ossia la sensazione che le persone provano quando si trovano immerse in mondi virtuali creati dai computer. L'illusione generata da queste tecnologie può essere in grado di spostare larga parte della nostra esperienza e della nostra attività psichica dal mondo fisico a quello virtuale, generando la sensazione vivida di essere appunto 'presenti' e attivi nell'ambiente digitale».

Diversi studi hanno già dimostrato le potenzialità della realtà virtuale dell'alleviare e migliorare alcune condizioni cliniche. L'obiettivo ora è realizzare uno studio per verificare la sua potenziale efficacia anche in questo contesto. Allo studio seguirà la creazione di un portale 'The look of life' aperto anche a chi soffre di patologie non oncologiche.

Sabato 8 ottobre a Bologna sarà possibile sperimentare in prima persona le tecnologie al centro del progetto in una serata a inviti.  «Per gestire efficacemente la malattia - ha detto Raffaella Pannuti, presidente di Fondazione Ant - non ci si può limitare a considerare solo i fenomeni patologici che si stanno verificando nel corpo del paziente ma è indispensabile capire quale rappresentazione cognitiva-emotica i pazienti abbiano costruito dei sintomi della malattia oncologica, tra cui il dolore stesso: solo così si potrà suscitare in loro la motivazione necessaria a combatterli efficacemente».

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