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RIFORMA PREVIDENZIALE

Ape agevolata, attività usuranti e lavoratori precoci: ecco i nodi da sciogliere sulle pensioni

ROMA. Restano ancora molti nodi da sciogliere per la messa a punto dell'intervento in materia previdenziale da inserire nella legge di bilancio: se infatti sembra chiara la parte sull'aumento dei trattamenti pensionistici bassi attraverso l'aumento degli importi e l'estensione della platea della cosiddetta quattordicesima, restano ancora molti dubbi sul modo con il quale si realizzeranno gli altri due interventi più costosi, ovvero quello sull'Ape agevolata e sui lavoratori precoci.

L'anticipo pensionistico agevolato, secondo il verbale siglato da Governo e sindacati nei giorni scorsi, dovrebbe prevedere per alcune categorie «trasferimenti monetari diretti volti a garantire un reddito ponte interamente a carico dello Stato per un ammontare prefissato». In pratica per queste categorie in situazione di maggior bisogno, dai 63 anni di età, in attesa che si maturi il diritto alla pensione di vecchiaia, si prevede una sorta di nuovo ammortizzatore sociale il cui ammontare non è ancora definito.

Il Governo nel corso del confronto con i sindacati aveva ipotizzato di usare il criterio della Naspi (1.300 euro lordi al massimo), ovvero dell'assegno di disoccupazione. Non è inoltre definita la platea è le risorse che in generale sono disponibili per questo intervento. Si parla di stato di disoccupazione e assenza di reddito (ma non è chiaro se conterà anche il patrimonio), di condizioni di salute, di carichi di cura e di gravosità del lavoro. È probabile che si cerchi di limitare le attività gravose a quelle già previste per i lavori usuranti (in questa direzione spinge il ministero dell'Economia) evitando di inoltrarsi in una discussione senza fine su quali altri lavori inserire.

Probabilmente si allargheranno le maglie dei tempi di lavoro necessari per considerare usurante un'attività dato che ad oggi sono usciti in anticipo grazie a questo sistema solo 1.500 persone. Inserire la categoria nell'Ape social consentirebbe di non tenere conto del requisito dei 35 anni di contributi previsti per l'anticipo della pensione per lavoro usurante. Il Governo dovrà riuscire a limitare la platea di coloro che chiederanno l'Ape agevolata ma un rischio di aumento delle richieste arriva dalla possibilità di chiederla per carichi di lavoro di cura legato alla presenza di parenti di primo grado conviventi con disabilità grave, quindi anche per genitori disabili. Su questo punto già la legge 104 che dà la possibilità di assentarsi dal lavoro tre giorni al mese è stato oggetto di un uso molto largo, soprattutto nel settore pubblico.

L'altro tema ancora da chiarire è quello dei lavoratori precoci. Si è data una definizione molto ampia del lavoro precoce fissando la soglia a 12 mesi di contributi versati anche non continuativi prima dei 19 anni per poter uscire dal lavoro con 41 anni di contributi ma si è poi fissato un paletto lasciando la possibilità di uscire solo ai disoccupati senza ammortizzatori sociali, i disabili e a coloro che sono impegnati in attività particolarmente gravose.

I criteri sono simili a quelli previsti per l'Ape agevolata ma la differenza dovrebbe stare nel fatto che qui si accede direttamente alla pensione (e non a un reddito ponte) e a un'età che può essere molto più bassa dei 63 anni eliminando anche le penalizzazioni (perché il criterio considerato è quello dei contributi, almeno 41).

I tempi per sciogliere i nodi sono stretti dato che il disegno di legge di bilancio va presentato entro il 20 ottobre ed è probabile che si stringano al massimo le platee tenendo fuori le categorie che ora non sono comprese nei lavori usuranti come le maestre, gli infermieri e gli operai dell'edilizia di cui comunque si era parlato e sulle quali i sindacati sono in pressing.

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