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CONSIGLIO DEI MINISTRI

Sì del governo al Def: crescita nel 2017 a +1%, fuori da patto di stabilità sisma e immigrazione

ROMA. La crescita c'è, anche se minore del previsto, e sarà 'spinta' dalle misure che il governo ha in cantiere con la prossima manovra. E il deficit continuerà a scendere toccando il punto più basso dal 2007. Almeno quello che l'esecutivo ha scritto al momento nella nota di aggiornamento al documento di economia e finanza perché "coerentemente con le regole Ue", come ha chiarito il premier Matteo Renzi, l'esecutivo chiederà uno spazio fuori dal Patto di Stabilità fino a 0,4 punti (circa 6 miliardi) legati alle "circostanze eccezionali" che il Paese ha affrontato sul fronte dei migranti e a causa del sisma del Centro Italia.

"La sintesi è: il deficit va giù, il Pil va su - ha detto Renzi - tutti e due con una traiettoria meno ampia di come avremmo voluto ma entrambi continuano ad andare nella giusta direzione". Il clima, in una riunione iniziata in tarda serata con oltre un'ora di ritardo è meno effervescente del passato, quando le aspettative di crescita erano ben più ottimistiche. Il premier scherza - "oggi è San Prudenzio, ha vinto la linea Padoan" - ma sia il presidente del Consiglio che il ministro dell'Economia ammettono una certa insoddisfazione.

I numeri, fissati con l'aggiornamento del Def, indicano una crescita ferma allo 0,8% per quest'anno (dall'1,2 previsto in aprile) e che però potrebbe raggiungere la soglia 'psicologica' dell'1% nel 2017 "con un guadagno non irrilevante", come ha sottolineato Padoan, grazie alla spinta agli investimenti e alle misure sul sociale che arriveranno con la prossima legge di Bilancio.

La revisione della crescita porta a una revisione anche del target di deficit, che nel 2016 salirà al 2,4% (rispetto al 2,3%) e che l'anno prossimo si attesterà al 2% (rispetto all'1,8%). Un livello apparentemente basso rispetto alle cifre circolate fino alla vigilia, ma che potrà lievitare di 4 decimi di punto con l'autorizzazione del Parlamento e, ma questa è tutta da verificare, anche di Bruxelles. Non a caso Renzi ha parlato di un "massimo" di 0,4 punti e dalla commissione avevano fatto sapere che c'era un orientamento favorevole a concedere sì nuovi margini ma fino al 2,3%.

Si tratterà comunque di utilizzare, come ha puntualizzato il premier, non la flessibilità prevista dalla comunicazione Juncker ma le circostanze eccezionali previste dai Trattati. Margini che comunque saranno essenziali per comporre la prossima manovra con cui saranno "scongiurati" aumenti di tasse legate alle clausole di salvaguardia, come ha confermato Padoan e che vedrà "un aumento" della spesa sanitaria, come ha garantito il premier pur non entrando nel dettaglio delle cifre.

Nel suo giudizio Bruxelles sarà del resto influenzata anche dalla gestione del debito: contravvenendo agli impegni presi in aprile, nel 2016 il rapporto con il Pil salirà - anziché scendere - fino al 132,8% per poi intraprendere la strada della discesa solo dal 2017 (quando si dovrebbe attestare al 132,2%). "Il debito/Pil non scende, lo ammetto io" ha detto il titolare di via XX settembre, sottolineando però che la dinamica consentirà di mantenere fissato per il 2019 il pareggio, quindi con uno sforzo maggiore spostato sul prossimo biennio. D'altronde, il programma di privatizzazioni ha subito uno stop ma solo per evitare di "svendere" in condizioni di mercato di estrema volatilità.

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