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IL CASO

Libia, il portavoce delle Forze armate: "I due italiani rapiti da al Qaida"

IL CAIRO. «I due italiani rapiti nel sud-ovest della Libia sono stati sequestrati da una banda criminale e dietro c'è l'impronta di al Qaida».

Lo ha affermato il colonnello Ahmed al Mismari, portavoce delle Forze armate libiche legate a Khalifa Haftar, il generale di Tobruk, secondo quanto scrive il portale Alwasat.

I rapitori degli italiani in Libia sono noti alle autorità locali e in passato hanno effettuato imboscate contro auto e rapine. Lo riferisce il portavoce della municipalità di Ghat, Hassan Osman Eissa, all'Associated Press.

Il portavoce ha detto che le autorità stanno indagando ma non ha voluto aggiungere altro. I due italiani, Bruno Cacace e Danilo Calonego, sono stati rapiti ieri mattina assieme ad un cittadino canadese vicino la città di Ghat.

Il tema della sicurezza in Libia, per l'Eni, "è sempre rimasto ad altissimi livelli di attenzione". Lo ha assicurato l'ad dell'Eni Claudio Descalzi, parlando del rapimento dei due italiani. A giudizio di Descalzi, comunque, la situazione politica nel Paese "ha un certo trend, speriamo che vada in stabilità".

Nel percorso possono capitare "incidenti di questo tipo e spero si tratti di delinquenza comune che agisce a scopo di estorsione, non di terrorismo". In ogni caso "la Libia ha bisogno di essere aiutata, con una visione ottimistica, non scriteriata, ma ottimistica. Bisogna capire quali sono le cose che vanno meglio e quali quelle che creano rumore di fondo".

Per quanto riguarda l'attività dell'Eni nel Paese Descalzi ha assicurato che l'azienda è "assolutamente attenta. Tutti i nostri lavoratori sono libici, il che ovviamente non implica minore attenzione o sicurezza, continuiamo a essere attenti". Dal punto di vista logistico, comunque, "non ci sta toccando quello che succede" e la "produzione attuale è sopra i 300mila barili al giorno".

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