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A MANHATTAN

Esplosione a New York, almeno 29 feriti: "Atto intenzionale ma non è terrorismo". E' giallo

NEW YORK. Torna la paura terrorismo a New York, a pochissime settimane dal voto per la Casa Bianca e per la prima volta dopo gli attentati del settembre 2001. Una potente esplosione ha seminato il panico a Manhattan, nell'area di Chelsea, come ogni sabato sera affollatissima di giovani e di turisti. A causarla un'ordigno rudimentale, di quelli 'fatti in casa', messo in un cassonetto dell'immondizia.

Ma a quasi 24 ore di distanza è giallo sulla matrice dell'episodio. Autori e movente restano sconosciuti. Nessuna rivendicazione è giunta alle autorità, che non escludono alcuna pista: da quella del folle a quella dell'atto destabilizzante per influenzare la campagna elettorale, a quella dell'estremismo islamico. Anche se al momento - sottolineano a più riprese - non c'è alcuna prova che ci sia un legame col terrorismo internazionale.

Poteva essere una strage, con le schegge dell'asfalto del marciapiede e dei vetri infranti che colpiscono decine di persone a passeggio in una gradevole serata di fine estate. Ma stavolta è andata bene: il bilancio parla di 29 feriti, tutti già dimessi dall'ospedale.

L'episodio più inquietante è però il ritrovamento a pochi isolati di distanza di un'altra bomba costruita con una pentola a pressione, simile a quelle usate nell'attentato alla maratona di Boston. Un'immagine mostra dei fili elettrici che fuoriescono ed un cellulare attaccato con del nastro adesivo, a mo' di detonatore. Gli investigatori non hanno ancora chiarito se all'interno vi fossero chiodi o schegge metalliche, come negli ordigni preparati dai fratelli Tsarnaev.

"E' ancora presto per trarre delle conclusioni", ammettono il sindaco della Grande Mela Bill de Blasio e il nuovo capo della polizia di New York (era al suo primo giorno di lavoro) James O'Neill, che non nascondono la complessità delle indagini (a cui partecipa anche l'Fbi) e la preoccupazione per la presenza di un attentatore o di più attentatori ancora non identificati e a piede libero. Un appello è stato quindi lanciato a tutti, newyorchesi e non, perché diano una mano agli investigatori se hanno visto qualcosa.

Le misure di sicurezza nella città di New York, se possibile, sono state rafforzate ancora di più, soprattutto in vista dell'arrivo in queste ore di decine di capi di stato e di governo per l'Assemblea generale dell'Onu, con Matteo Renzi e Barack Obama tra i primi a giungere a Manhattan. Ci sono poliziotti in ogni angolo di strada, molti con i cani antiesplosivo al seguito. Massiccia la presenza di agenti in aeroporti, stazioni ferroviarie, metropolitana e in tutti i luoghi ritenuti sensibili.

Sono molti i tasselli che ancora mancano per stabilire quale sia la reale matrice di quanto accaduto. La polizia sta esaminando fotogramma dopo fotogramma tutti i video delle videocamere di sorveglianza che hanno ripreso l'esplosione. Nei laboratori della scientifica si stanno anche mettendo a confronto gli ordigni di Chelsea (ciò che rimane di quello esploso e quello inesploso) con la bomba rudimentale che era scoppiata domenica mattina a Seaside Park, in New Jersey, in occasione di una corsa di beneficenza.

Al momento però, hanno spiegato gli investigatori, tra gli episodi non ci sarebbe alcun collegamento. Sia de Blasio che il governatore dello stato di New York hanno parlato di "atto intenzionale e criminale", evitando accuratamente per ora di parlare di terrorismo internazionale. Del resto, l'ordigno esploso a Chelsea rischia di essere una vera e propria bomba anche su una campagna elettorale giocata tra i Hillary Clinton e Donald Trump soprattutto sui temi della sicurezza e della lotta al terrore. Intanto, nonostante l'area dell'esplosione resti off limits e nonostante la blindatura della città da parte delle forze dell'ordine, la vita a Chelsea e in tutta Manhattan sembra essere ripresa normalmente. Anche se de Blasio ha invitato tutti a "restare vigili".

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