A Benigni il premio "Comunicazione 2016", in mille l'applaudono - Foto

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Roberto Benigni riceve il premio “Comunicazione 2016“ a Camogli (Fonte Ansa)
Roberto Benigni riceve il premio “Comunicazione 2016“ a Camogli (Fonte Ansa)

CAMOGLI. In ricordo di Umberto Eco, che ha voluto Roberto Benigni primo a ricevere il neonato Premio Comunicazione a conclusione di quella bella idea che è il Festival della Comunicazione di Camogli.

In ricordo del celebre semiologo e filosofo, scomparso nel febbraio scorso, Roberto Benigni ha voluto regalare a una platea di mille persone un piccolo show che ha riassunto «le cose che piacevano di più a Umberto, il mio Parmenide»: l'Inno del corpo sciolto e il 33/o canto del Paradiso.

Solo Benigni, in un minishow prima della premiazione, poteva accostare sacro e profano in questo modo, unendo parole difficili da declinare e toni altissimi, rendendo così pienamente il motivo per cui Benigni ha diritto a un premio del genere: l'attore toscano ha dimostrato ancora una volta di riuscire a unire le quattro dimensioni diverse della comunicazione. Benigni parla e scattano i sorrisi, gli applausi.

La dimensione della relazione, quella dell'appello, ma soprattutto la rivelazione di sè: «Questo premio - ha detto Benigni - lo voglio dedicare a Umberto Eco, che è stato il mio Parmenide. Accanto a lui mi sentivo un uomo contemporaneo, contemporaneo a lui. E per lui farò due cose, due cose che gli piacevano tanto: l'Inno del corpo sciolto, me lo chiedeva tutte le volte, e il 33/o canto del Paradiso».

Questo premio sembra pensato sulla figura culturale di Benigni: «pensate, sono il primo a cui lo danno. E chi verrà dopo di me dirà 'l'hanno dato a Benignì e ci penserà se prenderlo o meno».

Poi imbraccia la chitarra e comincia a cantare l'Inno «che piace tanto ai bambini». Le risate, gli applausi non sono poi così diversi da quegli occhi che si spalancano sulla bellezza dei versi di Dante: «Vergine madre, figlia del tuo figlio».

E la magia di Benigni, quel modulare la voce, quel muovere le mani e spostare il peso del corpo da una gamba all'altra facendo muovere le pieghe di un vestito troppo largo, un'elegante grisaglia che deve scientemente assumere il contorno di un vestito da clown, si compie ipnotizzando un pubblico già perdutamente innamorato.

Così si chiude il quadrato della Comunicazione, il potere della parola trasmessa da un punto all'altro, parola che insegna, che instrada, che scolpisce. Quando Benigni chiude con «l'amor che move il sole e l'altre stelle» e scatta la standing ovation.

Con la moglie di Eco, Renate, e i figli in prima fila e Nicoletta Braschi, il ministro della Difesa Pinotti, Tullio Peircoli, Claudio Magris, Stefano Bartezzaghi, Roberto Cotroneo, Oscar Farinetti, tutte le centinaia di occhi si riempiono di emozione.

Il suo show si chiude e l'immagine realizzata da Tullio Pericoli riassume la forza di Benigni: il suo viso a metà che sembra spuntare da un muro ricorda la bellezza della curiosità e la potenza della parola.

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