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SANITA'

Strutture chiuse e licenziamenti, la nuova rete ospedaliera in Sicilia tra tagli e proteste

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PALERMO. La nuova rete ospedaliera siciliana è quasi pronta e dal ministero della Salute arriva l'ok al piano della Regione che adegua l'assistenza sanitaria alle norme nazionali. «Questo nuovo piano della Regione siciliana rispecchia le indicazioni del decreto legge 70 del 2015 a cui devono adeguarsi tutte le Regioni» spiega Francesco Enrichens dirigente dell'ufficio Reti ospedaliere ed Emergenza -urgenza del ministero della Salute.

«Vengono previsti correttamente sottolinea Enrichens - il dimensionamento degli ospedali per bacini di utenza e l'aggregazione per volumi delle attività. Così si garantiscono all'utenza un'assistenza adeguata e una copertura omogenea». La nuova rete era anche una condizione indispensabile posta dal ministero per il via libera alle assunzioni nella sanità: «Una volta fatto il provvedimento - spiega Enrichens - si potranno fare anche le assunzioni». Ma l' iter - come spieghiamo nel pezzo in basso - ha dei tempi lunghi non facilmente definibili.
La prossima settimana la rete dovrà passare al vaglio della Commissione Sanità all'Ars e poi dalla giunta per l'approvazione definitiva.
La nuova rete ruota attorno a tre maxi ospedali «Hub»: il Civico di Palermo, il «Cannizzaro» di Catania e il Policlinico di Messina. Poi ci sono quindici ospedali più piccoli, gli «spoke» , molti messi insieme negli ospedali riuniti.

Ma montano le polemiche. Il presidente dell'Ordine dei medici di Palermo, Toti Amato chiede di «sedersi attorno a un tavolo, istituzioni regionali e rappresentanze sindacali, per individuare una rimodulazione della rete più efficace, in grado da garantire una sanità pubblica estesa a tutti, rinunciando a interessi localistici e personali».

Per il presidente della Fondazione Istituto Giglio di Cefalù, Giovanni Albano, «cercano di farci tornare indietro di 15 anni». Il deputato all' Ars Nello Musumeci parla di «scelta politica criminale». Vincenzo Figuccia di Forza Italia dice che «così si peggiora il sistema». Secondo Francesco Cappello, Giorgio Ciaccio, Giancarlo Cancelleri e Matteo Mangiacavallo di M5S si rischia «un bagno di sangue». Il senatore Salvo Torrisi dice che non sarà chiuso il pronto soccorso di Paternò.
Totò Cordaro del Pid afferma: «Con il nuovo piano ci saranno licenziamenti». La senatrice Simona Vicari si chiede «quale è l' interesse dei cittadini a vedere chiuso un ospedale che funziona ai massimi livelli come Cefalù?».
E il presidente regionale degli anestesisti e rianimatori Emanuele Scarpuzza afferma: «No ai tagli. Il piano è contro la salute». Ma l' assessore Baldo Gucciardi ha spiegato che «la nuova rete non nasce dall' esigenza di risparmiare o tagliare risorse finanziarie, ma da quella ben più importante di assicurare a tutti i cittadini, ovunque si trovino, una tempestiva ed efficace assistenza».

 

Ecco cosa cambia provincia per provincia.
PALERMO. Gli «spoke» saranno Policlinico, Buccheri La Ferla e Villa Sofia -Cervello. I presidi ospedalieri di base che mantengono almeno quattro reparti come la chirurgia generale, la medicina generale, pronto soccorso, e ortopedia: saranno l' Ingrassia, il Civico di Partinico, il «Cimino» di Termini Imerese e il Giglio di Cefalù. Restano gli ospedali di Corleone e Petra lia Sottana per le prime cure di emergenza.

TRAPANI. Non ci sarà più il pronto soccorso dell' ospedale di Salemi che costituirà con quello di Trapani, gli "Ospedali riuniti Sant'Antonio Abate".

AGRIGENTO. Lo «spoke» di Agri gento sarà il San Giovanni Di Dio. Nella stessa provincia, restano i presidi di base a Canicattì e Licata. Diventano «riuniti» gli ospedali di Sciacca e Ribera ma il «Fratelli Parlapiano» non avrà il pronto soccorso.

CATANIA. Previsto l'accorpamento dei pronto soccorso degli ospedali di Paternò e Biancavilla, con la chiusura di quello del «Santissimo Salvatore». A perdere il pronto soccorso è anche Giarre. L' ospedale di Bronte diventa presidio territoriale di emergenza.

CALTANISSETTA. Salvo l'ospedale di Mussomeli. Ospedali riuniti a Gela, Niscemi e Mazzarino.

ENNA. La nuova rete prevede l'accorpamento dell'ospedale «Umberto I» di Enna, del «Chiello» di Piazza Armerina e del «Ferro Capra Branciforti» di Leonforte. Unico pronto soccorso ad Enna.

MESSINA. Niente pronto Soccorso a Barcellona e Mistretta, accorpati a quelli di Milazzo e di Sant' Agata Militello. All'Irccs Piemonte dovrebbero essere tagliati alcuni reparti. E i vertici del «Bonino-Pulejo» di Messina non avrebbero accolto bene la riorganizzazione dell'ospedale.

SIRACUSA. Lo «spoke» è l'ospedale Umberto I. Presidi ospedalieri di base, dotati di pronto soccorso saranno quelli di Avola, Augusta e Lentini. A Noto resta l' Ospedale di comunità.

RAGUSA. Niente pronto soccorso a Comiso e Scicli. L'ospedale Civile Arezzo diventerà un hub provinciale. Modica e gli ospedali riuniti Vittoria Comiso ospedali di base.

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