A Venezia è il giorno di Sorrentino: evento per "The young Pope"

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Fonte Ansa
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VENEZIA. Oggi alla Mostra del Cinema di Venezia sarà il giorno di Paolo Sorrentino, che presenterà fuori concorso come evento speciale le prime due puntate della serie che ha diretto per Sky, THE YOUNG POPE con Jude Law.

Il marketing e gli inciuci per il potere, il segreto del confessionale violato, il sogno in cui si invita alla masturbazione, ai matrimoni gay e all'essere felici in totale libertà, l'avversione per i turisti e una casa di Dio che è metà di una villa bifamiliare con piscina indipendente: se House of Cards e Trono di Spade si spostano a Piazza San Pietro c'è forse un problema? Paolo Sorrentino, premio Oscar per La Grande Bellezza, abbraccia la sfida di una serie tv mettendosi in gioco con un nuovo linguaggio e scegliendo di ambientare la sua nuova storia in Vaticano. «Le reazioni? Non sono un problema mio ma del Vaticano, il mio lavoro affronta con onestà e curiosità, sin dove si può arrivare e senza voglia di provocazioni, le contraddizioni e le difficoltà di quel mondo e anche cose affascinati del clero, delle suore e di un prete speciale che è il Papa» chiarisce il regista.

Il suo lavoro narrativamente può spiazzare lo spettatore, perlomeno nelle prime due delle 10 puntate di The Young Pope, serie internazionale di Sky, Hbo, Canal+, in onda su Sky Atlantic dal 21 ottobre e di cui Sorrentino è creatore, regista, sceneggiatore e i primi commenti vanno dal «capolavoro» al «disturbante» con tutte le sfumature in mezzo. L'attesa era altissima per questa anteprima mondiale fuori concorso e alla conferenza stampa super affollata l'accoglienza (tiepida solo alla prima proiezione stampa di stamattina) è stata trionfale. In sala stasera alla premiere ufficiale è facile pronosticare che lo sarà ancor di più.

Come svilupperà la trama? «Per me The Young Pope è un lungo film di 10 ore che tiene conto delle regole basilari delle serie ossia inizio e fine di ciascuna puntata e storie che non si possono rivelare.

Scrivere per la tv non è stato traumatico, piuttosto una passeggiatina impegnativa ed eccitante perchè potevo lavorare su una dilatazione dei tempi ampia. Gli autori quando fanno un film di solito si censurano per motivi di tempo. Qui no, anche se dovevo tenere conto della 'tenuta' della storia». La trama, con Jude Law papa giovane, cresciuto a Coca Cherry Zero in orfanatrofio da suor Mary (Diane Keaton) e pupillo del potente Spencer, offre un paesaggio quanto meno contraddittorio del Vaticano - ma è solo l'inizio, cosa accadrà? - e la prima omelia è da ultraconservatore che non si vuole mischiare con i fedeli, anzi. Fantasia al cubo nell'era di papa Francesco?

«Il mio Papa è diametralmente opposto all'esistente ma è nell'ordine delle cose che dopo Bergoglio possa capitarne uno più conservatore, è illusorio secondo me che la Chiesa abbia avuto un cambiamento. Quello che fa Pio XIII non inverosimilmente potrebbe essere molto verosimile».

Nella narrazione di Sorrentino insomma potrebbe esserci più Avarizia (l'inchiesta di Emiliano Fittipaldi), Via Crucis (quella di Gianluigi Nuzzi) e lo scandalo del card. Bertone che Beautiful all'ombra del Colonnato del Bernini. Con in più l'impianto visionario e il gusto del grottesco («io a far ridere ci provo sempre, a volte mi riesce altre no») del cinema di Sorrentino. Un impegno rischioso e coraggioso per l'autore premio Oscar che dal cinema passa (momentaneamente) alla tv.

«Televisivo è un aggettivo sempre meno negativo e ho potuto farlo con tutte le libertà e il budget di cui avevo bisogno», conclude.

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