"La famiglia Fang", il nuovo film di Nicole Kidman tra arte e affetti - Video

ROMA. C'è compatibilità tra arte e famiglia?

Probabilmente no, perchè la vanità è a volte un amore più forte degli stessi affetti. È il caso de La famiglia Fang, in sala dal 1 settembre con Adler Entertainment, basato sull'omonimo best seller di Kevin Wilson, adattato per il grande schermo dallo sceneggiatore Premio Oscar David Lindsay-Abaire, prodotto da Nicole Kidman e diretto da Jason Bateman.

Protagonisti di questa comedy-drama, Caleb (Christopher Walken) e Camilla Fang (Maryann Plunkett) una coppia di affiatati artisti, esattamente performer, le cui creazioni sono molto apprezzate dagli appassionati d'arte.

In queste installazioni familiari coinvolti, sin dalla più tenera età anche i loro figli, sacrificati all'altare dell'arte.

A causa di queste esperienze, Annie (Nicole Kidman) e Baxter (Jason Bateman), ormai adulti, si sono allontanati dai loro ingombranti genitori.

Ma i fratelli si trovano un giorno costretti a tornare a casa quando, improvvisamente, questi scompaiono nel nulla.

Che fine hanno fatto? La polizia indaga e teme una tragedia, ma Annie è convinta che si tratti di una nuova performance e che Caleb e Camilla abbiano finto la propria morte per dare vita all'ennesima, bizzarra, 'opera d'arte'. Mettendo insieme i pezzi del puzzle dei ricordi della loro infanzia, Annie e Baxter si mettono alla ricerca dei genitori, sperando di scoprire la verità su quanto accaduto e, magari, finire anche per ritrovare se stessi.

«Ho subito pensato che dal libro si sarebbe potuto ricavare un film fantastico - spiega la Kidman -. Lo stile di scrittura di Kevin è molto cinematografico, per cui è facile immaginarsi questa storia sul grande schermo».

E ancora la Kidman:

«Pensai che fosse un'opera coraggiosa; le motivazioni che spingevano i personaggi mi sorpresero e mi turbarono. È questo che conferisce alla storia i suoi colpi di scena. Fui attratta dalle conseguenze logiche ma allo stesso tempo imprevedibili delle azioni di queste persone danneggiate. Ritengo che ci sia qualcosa di importante a livello tematico in ciò che La famiglia Fang rappresenta. Nel mondo dei social media e dei selfie, che vede una presenza sempre più marcata del narcisismo nella nostra cultura, la vicenda dei Fang serve da monito».

Spiega Bateman:

«Non è convenzionale, qualcosa di facilmente fruibile e molto semplice. È un film dal racconto non lineare che copre 40 anni trattando molteplici temi che finiscono per intrecciarsi e fondersi. Ad un certo punto nella vita, è inevitabile una transizione nella percezione che si ha dei propri genitori - continua il regista -. All'inizio sono gli eroi cui si fa riferimento per essere guidati e aiutati; con il passare del tempo si diventa più saggi e cinici, e ci si rende conto di quanto siano umani. Alla fine diventano come dei figli. Ci sono dei momenti nella vita in cui questo cambiamento diventa evidente. Ed è proprio in questo periodo della loro esistenza che si ritrovano i fratelli Fang alla fine della storia».

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