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Fonte Ansa
L'INTERVISTA

Nei mari siciliani una nursery di squali bianchi

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PALERMO. Una "nursery" di squali bianchi vicino all'isola di Lampedusa e una presenza di quelli grigi attorno all' isolotto di Lampione, sempre in zona. I grandi predatori del mare ci sono, anche in Sicilia. E a confermarlo sono gli esperti dell' Ispra, l' Istituto superiore per la protezione e ricerca ambientale, che però ben si guardano dal creare allarmismi, nonostante gli avvistamenti di squali bianchi al largo delle coste di Messina, Siracusa e, nelle ultime ore, a Siculiana. «Seppure non escludibile mai in nessun mare del mondo, ritengo che sia molto improbabile che un bagnante possa imbattersi in uno squalo», commenta Franco Andaloro, responsabile Ispra Sicilia. «Nel Mediterraneo gli squali sono sempre esistiti, per fortuna - aggiunge -: la loro esistenza, infatti, indica che il mare è sano. Anche se, negli ultimi anni, si registra un' estrema riduzione». Legata all' inquinamento, come alla sempre più diffusa pratica del finning (il taglio delle pinne). E sugli avvistamenti, Anda loro quasi polemizza: «Di questi fenomeni ci si accorge nei mesi estivi, quando l' opinione pubblica si accorge che esiste il mare. Questo, però, vive i suoi problemi dodici mesi all' anno...».

Gli ultimi avvistamenti nell' Agrigentino, a Messina e anche lungo la costa di Siracusa. Ci dobbiamo preoccupare?

«No. Molto semplicemente, purtroppo, va detto che il mare ritorna all' attenzione dei più prevalentemente nei mesi estivi, quando cioè si intensificano navigazioni, balneazioni ed immersioni subacquee. Il mare, però, vive i suoi problemi dodici mesi all' anno, anche quando non viene osservato con attenzione, come in questo periodo».

Resta il fatto, però, che gli squali nei mari siciliani ci sono e la gente non nega una certa preoccupazione...

«Nel Mediterraneo gli squali sono sempre esistiti, per fortuna: la loro esistenza, infatti, indica che il mare è sano. Anche se, negli ultimi anni, si registra un' estrema riduzione, al punto che attualmente 3 specie sono protette (squalo bianco, cetorino e manta) e sono molte le pressioni per estenderne il numero a 15. A riprova che il numero degli squali è in diminuzione, le evidenze della pesca: le catture involontarie sono fortemente diminuite».

Quali sono gli squali nei mari attorno alla Sicilia?

«Tra le specie più diffuse c' è la verdesca, che raggiunge una lunghezza massima di 3 metri: si trova prevalentemente nel Tirreno meridionale, ma la pesca al tonno e pesce spada con i palangari, e con le reti derivanti adesso vietate, ne ha decimato gli esemplari, rendendola una specie da comune a rara. Tra gli squali che non vivono cioè sul fondo, da sempre è segnalata la presenza dello squalo bianco, di cui abbiamo reperti di catture e avvistamenti nelle antiche tonnare e dalle feluche dello Stretto di Messina. Oggi si ritiene ci sia una "nursery" vicino all' isola di Lampedusa: sono stati più volte catturati, infatti, piccolissimi individui che si pensa debbano essere nati lì. Sempre nella zona di Lampedusa e più precisamente attorno all' isolotto di Lampione, poi, vi è una presenza di squali grigi; il punto, oggi, è meta di subacquei che si immergono nel tentativo di osservar li. Altri squali, come il volpe e il martello, prima spesso catturati dalla pesca a strascico nel Canale di Sicilia oggi sono rarissimi».

La domanda, adesso, è quasi spontanea: in Sicilia c' è il rischio, per i bagnanti, di imbattersi in uno squalo?

«Seppure non escludibile mai in nessun mare del mondo, ritengo che sia molto improbabile che un bagnante possa imbattersi in uno squalo. Dello stesso cetorino, lo squalo balena lungo fino 10 metri e senza denti, che si spinge anche fino alla costa, ad esempio, non abbiamo segnalazioni da 6 o 7 anni. Anche lo squalo bianco può teoricamente arrivare vicino alla costa. Si tratta della specie più pericolosa presente nel Mediterraneo, tanto che i pescatori lo chiamano «u malu pisci». Va inoltre ribadito che, prima di affermare che un avvistamento di squalo si riferisca al bianco, dobbiamo esserne sicuri: servirebbe il riconoscimento di un esperto o almeno l' evidenza di una foto. Non è il caso di creare allarmismi, però ovviamente è necessario in mare essere prudenti e, qualora si avvisti un esemplare di squalo che si crede pericoloso, è opportuno avvertire la capitaneria di porto, ricordando però che potrebbe trattarsi di una specie protetta».

Poco fa ha lasciato intendere che la presenza di squali nel mare è preziosa. Perché?

«Nonostante lo squalo assuma spesso il ruolo del grande predatore, del lupo cattivo, è in realtà l' essere vivente più fragile e a rischio che abbiamo oggi nei mari del pianeta. I motivi sono diversi: essendo al vertice della catena alimentare, è il più esposto ai contaminanti come i metalli pesanti che lo espongono a patologie e ne riducono la fertilità. Inoltre, la capacità riproduttiva degli squali è diversa dagli altri pesci poiché fanno pochi figli destinati alla sopravvivenza; strategia, questa, oggi poco efficace in mari sempre più sfruttati. Contemporaneamente, purtroppo, c' è un altro enorme problema...».

Quale?

«Nei mari di tutto il mondo, per fortuna ancora poco nel Mediterraneo, gli squali sono esposti alla pratica del finning, ossia al taglio delle pinne per soddisfare la sempre maggiore richiesta dei mercati orientali in crescita. Questa pratica si sta rivelando un fenomeno crudele e devastante per gli squali».

Ultima domanda: lo squalo attacca solo se affamato?

«Tendenzialmente sì. Gli incidenti accaduti ai surfisti in Australia, ad esempio, sono legati al fatto che lo squalo, vedendoli nuotare dal basso, li confonda per foche. Inoltre, sentono il forte richiamo del sangue: basti pensare che molti subacquei, affascinati dagli squali bianchi e dai tigre, fanno immersioni in Sud Africa protetti in gabbie metalliche, attirandoli con esche sanguinanti...».

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