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L'AVANA

I 90 anni di Fidel Castro, Cuba è in festa: lui torna ad attaccare gli Usa

L'AVANA. Fidel Castro all'attacco: ancora una volta e come in tante altre occasioni con gli Usa nel mirino. Nel giorno del suo 90/o compleanno il "lider maximo" cubano non ha risparmiato una dura critica a Barack Obama, sottolineando la necessità di «preservare la pace» nel mondo.

 

In un'Avana dove ormai da settimane si susseguono le iniziative e gli eventi per festeggiare il 'comandante", Fidel ha deciso che il fatto di essere arrivato a 90 anni meritasse di prendere carta e penna per scrivere quanto pensa del mondo e ringraziare i cubani per le celebrazioni. Così, in un lungo intervento sui media locali, ha ricordato quanto sia «necessario martellare sulla necessità di preservare la pace e che nessuna potenza si prenda il diritto di uccidere milioni di essere umani».

Fidel chiude con questa frase l'articolo nel quale afferma che, durante la visita fatta in Giappone, Obama «non è stato all'altezza: sono mancate» le scuse per la morte «di centinaia di migliaia di persone a Hiroshima, nonostante fosse a conoscenza delle conseguenze della bomba. E altrettanto criminale è stato a Nagasaki, città scelta a caso dai padroni della vita». Fidel ringrazia d'altra parte per «i saluti e gli ossequi» ricevuti per il compleanno, rendendo noto che intende «ricambiare tramite le idee che trasmetterò ai militanti del nostro Partito e gli organismi pertinenti».

L'articolo ricalca di fatto le 'riflessionì che l'ex presidente scrive ogni tanto su diverse tematiche, spesso - come nell'analisi odierna - con un approccio apocalittico sul destino del mondo. La novità della 'reflexion' di oggi è piuttosto il fatto che Fidel intreccia le considerazioni politiche ai ricordi personali (inclusa la figura del padre, Angel), raccontando soprattutto gli anni dell'infanzia a Biran, dove sono nati tutti i fratelli Castro.

E così come avviene ormai da giorni, anche questo fine settimana il "lider maximo" rimane al centro dei media: una onnipresenza che secondo la blogger dissidente Yoani Sanchez rappresenta «il suo addio, le celebrazioni sono in realtà un tentativo per toglierlo dall'oblio».

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