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SCUOLA

Proteste dei docenti, Faraone: la strada del governo è quella giusta

ROMA. «Sono un uomo del Sud e ho la massima comprensione nei confronti di quei docenti che oggi protestano nelle piazze di alcune città del meridione perché dovranno temporaneamente spostarsi fuori dalla propria regione. Massima volontà di ridurre disagi e massimo impegno per far sì che i periodi fuori siano i più brevi possibili. Ma anche massima determinazione e convincimento che la nostra strada è quella giusta: abbiamo dato a 180 mila insegnanti stabilità e tutele grazie alle assunzioni della Buona Scuola.

Molti di loro, i cosiddetti docenti 'immobilizzati", erano fuori da anni e non sapevano quando sarebbero potuti tornare: quest'anno con la mobilità straordinaria possono insegnare dove volevano. Stiamo andando incontro anche alle esigenze di chi oggi parla ingiustamente di "deportazione" o "esodo": con le assegnazioni provvisorie molti di loro non dovranno spostarsi per niente». Così il sottosegretario all'Istruzione Davide Faraone, che sottolinea come il governo «stia potenziando il sistema di istruzione» e «questo è un dato di fatto».

«I docenti "immobilizzati" della scuola primaria - spiega Faraone - sono oltre 1.100 in Sicilia, circa 600 in Puglia, oltre 1.800 in Campania, quasi 540 in Calabria. E in queste stesse regioni in cui qualcuno sta strumentalmente costruendo l'immagine di un depauperamento di capitale umano, grazie alla legge 107, abbiamo assunto circa 15 mila insegnanti in Campania, oltre 10 mila in Sicilia e Puglia, più di 5 mila in Calabria. Un bel paradosso. I diretti interessati, destabilizzati da spostamenti anche di breve periodo, hanno diritto di protestare, ma chi ha compiti di governo dovrebbe evitare i populismi soprattutto se basati sul nulla. Lo dico a chi agita spauracchi e fa allarmismo sociale: per ogni docente che parte ce n'è uno che rientra».

«Poi è chiaro - aggiunge il sottosegretario - e faccio un vero e proprio patto con i docenti, che se verranno riscontrati errori interverremo caso per caso per trovare soluzioni per garantire il rispetto dei diritti di ciascun insegnante. Però i patti si reggono se c'è fiducia da ambo le parti. Noi stiamo cercando soluzioni a lungo termine, per esempio, con la trasformazione dell'organico di fatto in organico di diritto per ampliare la platea di posti per la mobilità e mettere in campo ogni azione utile per far sì che chi oggi si sposta possa rientrare il prima possibile. Ma il caos e la protesta - conclude - si scontrano con questo atteggiamento di apertura del governo e creano situazioni di incomprensione anche all'interno della società. Lavoriamo insieme per un obiettivo comune: un sistema scolastico che funzioni al meglio»

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