In Sicilia si diventerà sindaco col 40% dei voti senza ballottaggio

PALERMO. Abbassata la soglia per i ballottaggi nei comuni in Sicilia. Diventerà subito sindaco chi otterrà al primo turno almeno il 40% dei voti (e non più il 50%), in questo caso la lista o la coalizione collegati riceveranno il premio di maggioranza, con l'attribuzione del 60% dei seggi. Le novità sono contenute nel testo di riforma della legge elettorale per i comuni, all'esame dell'Assemblea regionale siciliana, che questo pomeriggio ha approvato i due articoli più importanti. Nel testo licenziato dalla commissione Affari istituzionali, col solo voto contrario del M5s, in realtà era previsto il turno unico, con l'eliminazione dei ballottaggi.

Un blitz che era stato indigesto per l'area di sinistra del Pd, che è riuscita, col supporto del segretario Fausto Raciti, a far modificare la norma, intervenendo sulla soglia. Scelta maldigerita soprattutto da Forza Italia, che aveva spinto per il turno unico. Tant'è che il commissario regionale, Gianfranco Miccichè, ora parla di «Ars che ha partorito il topolino Trinacrium».

«Avevamo esultato alla rivoluzione democratica che era l'eliminazione dei ballottaggi, ma purtroppo la miopia del Pd, che si è dovuto piegare alle logiche romane, unitamente alle furberie dei grillini, ha buttato tutto all'aria», sbotta Miccichè. Contrariati, ma per motivi opposti, i 5stelle. «È stato scritto un precedente pericoloso, hanno cambiato le regole del gioco senza la prima forza politica della Sicilia - commenta Giancarlo Cancelleri, deputato e portavoce del M5s». Perchè «l'emendamento che introduce la soglia del 40% - insiste - porta le firme di tutti i capigruppo dell'Ars, tranne i 5 Stelle. In pratica è la 'dichiarazione d'amore' del 'partito della nazione'
contro di noi; tutti da una parte, e noi dall'altra».

In realtà, in aula si sta navigando a vista. Gli accordi sembrano traballanti, tant'è che la Presidenza dell'Assemblea, subodorando il clima ostile, ha rinviato i lavori a domani.  Restano ancora una serie i nodi da affrontare. Il più ostico è senza dubbio la doppia preferenza di genere, con un emendamento che vuol sopprimerla. Nei giorni scorsi a difesa della doppia preferenza di genere erano intervenuti il ministro per le Riforme, Maia Elena Boschi e il presidente della Camera, Laura Boldrini.

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