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L'ALLARME

Referendum, Confindustria: "Se fallisce si torna in recessione"

MILANO. La risalita dell'economia è modesta e ci sono rischi di instabilità. Con la Brexit il rallentamento si estende e la dinamica degli scambi globali è destinata a ridursi. Tra le cause, oltre alla Brexit, le elezioni Usa e il referendum costituzionale «il cui fallimento potrebbe interrompere il recupero intrapreso e far ricadere l'economia italiana in recessione». È quanto rileva l'ufficio studi di
Confindustria (Cfc) nel fare le nuove stime sull'economia italiana.

La vittoria del No al referendum  costituzionale causerebbe un «caos politico» e lo scenario economico interno «sarebbe caratterizzato da cinque eventi ciascuno dei quali foriero di recessione», È quanto ritiene il centro studi di confindustria.

Tra gli effetti «l'aumento dei rendimenti che l'Italia deve pagare per piazzare sul mercato i titolo del debito pubblico; difficoltà nell'effettuare le aste con le quali il Tesoro emette i titolo di Stato; la fuga di capitali dal Paese, sia esteri che italiani; la caduta di fiducia di famiglie e imprese per l'aumento dell'incertezza riguardo lo scenario economico, infine il cambio dell'euro che potrebbe svalutarsi se i capitali in uscita dall'Italia abbandonassero anche l'area euro. L'effetto complessivo della vittoria del No, secondo Csc, è quantificato per il triennio 2017-2019 con il Pil che cala dello 0,7% nel 2017 e dell'1,2% nel 2018, salendo dello 0,2% nel 2019.

Il Pil italiano crescerà quest'anno dello 0,8% e nel 2017 dello 0,6%. È la previsione del Centro studi Confindustria che per effetto della Brexit ha rivisto la previsione al ribasso di quasi il 50%. A dicembre la previsione era di una crescita dell' 1,4% e dell 1,3% nel 2017. «Gli effetti della Brexit - spiega l'Ufficio Studi di Confindustria - saranno più evidenti nel 2017».

La decisione del Regno Unito di uscire dall'Ue secondo il Csc provoca infatti un rallentamento della domanda globale, causa una crescita più lenta nelle esportazioni italiane, l'aumento delle incertezze tra imprese e consumatori con maggiore prodenza nei comportamenti di consumo.

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