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REGNO UNITO

Il fronte anti-Brexit non ci sta e chiede un referendum-bis

LONDRA.  Anti-Brexit alla riscossa. Dopo lo shock iniziale per la vittoria degli euroscettici il popolo di 'Remain' si ricompatta e lancia una petizione per tenere un secondo referendum sull'Unione europea che in poche ore ha superato i 2 milioni di firme. Contemporaneamente la strana coppia Nicola Sturgeon-Sadiq Khan guida la carica sul fronte istituzionale e manda a Bruxelles il messaggio che Londra e Edimburgo non si considerano 'out'.

Forte dell'oltre 60% dei voti scozzesi pro-Ue, la first minister scozzese non ha voluto perdere neanche un minuto e ha subito convocato una riunione straordinaria del suo governo. Fuori dalla residenza ufficiale parlando con i tanti giornalisti presenti non si è limitata a ribadire che «l'opzione di un secondo referendum sull'indipendenza è già sul tavolo», come aveva annunciato subito dopo i risultati sulla Brexit. La volitiva leader della Scozia si è spinta oltre precisando che la lunga procedura per poter convocare un nuovo referendum è stata avviata. Qualche giornale ha parlato di settembre come possibile data per un'altra consultazione sull'indipendenza, ma nessuna fonte interna al governo ha confermato.

Sul fronte europeo Sturgeon si è dimostrata, se possibile, ancora più determinata. Ha chiesto a Bruxelles colloqui immediati per discutere come proteggere «il posto della Scozia all'interno dell'Ue e nel mercato unico» e ha deciso di convocare al più presto un vertice a Edimburgo con tutti i rappresentanti europei. Non solo, a quanto emerge, l'intenzione della first minister sarebbe quella di contattare gli altri paesi membri dell'Ue chiedendo di sostenere la causa della permanenza della Scozia nell'Unione. Sturgeon ha anche voluto rassicurare «i cittadini europei che ci hanno fatto l'onore di scegliere la Scozia come loro casa, sono i benvenuti. Voglio che il messaggio sia forte e chiaro». A qualche miglio di distanza intanto il sindaco Khan sferrava l'attacco da sud. Lui e la Sturgeon si sono sentiti e condividono le stesse idee sulla permanenza delle loro 'zone di competenzà nell'Unione europea.

«Abbiamo una causa comune», ha dichiarato Sturgeon. In comune hanno di sicuro la maggioranza dei cittadini che di Brexit non vuole sentir neanche parlare. Change.org ha rivolto addirittura un appello al sindaco di Londra per una provocatoria «secessione» della capitale dal Regno. «Siamo una metropoli internazionale, vogliamo rimanere nel cuore dell'Europa ed essere membri dell'Unione europea», è scritto nell'appello che ha superato le 100.000 firme. Ma il vero record di adesioni lo ha ottenuto la petizione inviata al governo di Sua Maestà e postato sul petition.parliament.uk, la casa di tutte le mobilitazioni popolari. In poche ore sono state oltre 2.000.000 le persone che l'hanno firmata, mandando in tilt il sito per qualche ora.

Per dare la propria adesione alla proposta basta cliccare su 'sign the petition' e compilare tutti i campi. Naturalmente possono firmare solo i cittadini britannici e i residenti nel Regno Unito. Secondo la mappa pubblicata sul sito, la più alta concentrazione si trova nelle principali città, Londra ovviamente in testa. «Chiediamo al governo di stabilire una regola secondo la quale se le preferenze a 'remain' o a 'leavè sono sotto al 60% su un'affluenza inferiore al 75%, allora dovrebbe esserci un altro referendum», invoca la petizione lanciata da William Oliver Healey. Come previsto dalla legge avendo superato le 100.000 firme sarà valutata dalla commissione incaricata il prossimo martedì e, nel caso, presentata in parlamento. Secondo analisti ed esperti, è però altamente improbabile che il governo decida di annullare il referendum e tenerne un altro. Se pur non vincolante il risultato è l'espressione della volontà di 17 milioni e mezzo di britannici che hanno scelto Leave. E anche un giornale europeista come il Guardian non si fa illusioni: «Over. And out», titola secco. «È finita. E siamo fuori».

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