Domenica, 16 Dicembre 2018
ONDATA DI SBARCHI

A Palermo oltre 600 migranti, il dramma
di una minorenne stuprata e incinta

PALERMO. È attraccata nel porto di Palermo la nave Bourbon Argos di Medici senza frontiere con a bordo oltre 600 migranti provenienti da Nigeria, Costa d'Avorio, Sudan, Senegal, partiti giovedì notte da Sabrata, in Libia, secondo quanto riferito dai migranti, che viaggiavano su alcuni gommoni.

Soccorsi venerdì mattina da navi mercantili, nella notte sono stati trasbordati sulla Bourbon Argos. Al molo Santa Lucia sono in corso le operazioni di sbarco, alla presenza di forze dell'ordine, della Protezione civile, della Croce rossa, di sanitari e psicologi dell'Asp di Palermo e di operatori di Msf. Presente anche l'assessore comunale alle Politiche sociali, Agnese Ciulla.

C'è anche una minorenne stuprata e rimasta incinta, secondo quanto riferisce il medico che l'ha visitata, tra i migranti sbarcati a Palermo con la nave Bourbon Argos di Msf; 500 gli uomini; 73 le donne e 31 i minori. "A bordo ci sono 15 donne in stato di gravidanza - dice il medico Giuseppe Termini, direttore del Poliambulatorio Palermo Centro che coordina lo sbarco - e due hanno avuto minacce di aborto. La minorenne incinta è stata stuprata ed è terrorizzata. L'abbiamo affidata alla nostra equipe di psicologi".

«Tra le donne in stato di gravidanza, due hanno avuto minacce d'aborto e sono state portate nelle nostre strutture sanitarie. A bordo - continua il medico - ci sono anche dieci bambini al di sotto cinque anni».

«Non è la prima volta - dice Paola Mazzoni, medico di bordo della nave Bourbon Argos di Msf - che riusciamo a filtrare casi di minorenni incinte perchè vittime di stupro. È difficile intercettare storie come questa perchè si tratta di persone provate dal punto di vista psicologico. Le violenze sessuali non sono solo sulle donne, sono certa che anche ragazzi giovanissimi sono vittime di stupro».

«Ci sono stati casi di migranti arrivati in Libia per lavorare e non pochi vengono rinchiusi in prigioni, sfruttate per lavorare e al momento di riscuotere il salario subiscono violenze. Ho refertato casi di tortura come deformazioni da fratture per percosse con spranghe di ferro», conclude Mazzoni.

 

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