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IL REFERENDUM

I gesuiti di Civiltà cattolica appoggiano il sì alle riforme costituzionali

ROMA. Il processo di riforma avviato «dovrà essere in grado di accompagnare lo sviluppo del Paese a ritrovarsi intorno ai principi della Costituzione secondo la tradizione del cattolicesimo democratico che l'ha originata»: questa una delle esortazioni contenute in uno studio dedicato a 'La riforma costituzionale' a firma di padre Francesco Occhetta, sul prossimo numero di Civiltà Cattolica.

In ogni caso, esorta la rivista dei gesuiti, le cui bozze sono riviste dalla Segreteria di Stato vaticana, «la sfida dovrebbe giocarsi sul piano scientifico e non politico, per confrontarsi serenamente sulle luci e le ombre della riforma». Non a caso, sottolinea ancora padre Occhetta, sono presenti nel dibattito parlamentare «ragioni partitiche che rischiano di prevalere sulle ragioni culturali e costituzionali, che possono invece unire». È quanto è successo ad esempio, aggiunge, «con il caso di Forza Italia, che aveva sostenuto la riforma per poi sottrarre il suo appoggio negli ultimi mesi, per una scelta politica».

In termini generali, poi, è necessario battere un senso generalizzato di «incompiutezza» - sul quale, ricorda padre Occhetta, ha parlato ancora recentemente il Capo dello Stato, come ha fatto il 21 dicembre 2015 - richiamando l'attenzione sul rischio di «produrre ulteriori incertezze e conflitti, oltre ad alimentare sfiducia, all'interno verso l'intera politica e all'esterno verso la capacità del Paese di superare gli ostacoli che pure si è proposto esplicitamente di rimuovere».  L'appuntamento referendario di ottobre, ricorda il gesuita, «è l'occasione per rifondare intorno alla Costituzione la cultura politica del Paese».

Quindi, aggiunge, «non si tratta di un voto favorevole o contrario al Governo, ma di qualcosa di più e di diverso, che riguarda l'identità della democrazia che i media e le parti sociali faticano ad affermare coma la cultura costituzionale nel dibattito politico». Per questa ragione, chiosa, «è prioritario chiedersi 'cosa deve essere la Costituzione'».

Nel suo intervento il gesuita non dimentica di segnalare come il testo di riforma, in generale, rimanga «una bussola di orientamento che posiziona l'Ordinamento sull'asse maggioranza-opposizione - nello spirito dei referendum degli anni Novanta - e sul rapporto tra eletti ed elettori». Non a caso, «per la prima volta viene riconosciuto in Costituzione uno statuto per le opposizioni, che avranno dignità di 'Governo di attesà, come nei modelli di matrice anglosassone».

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